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Anthropic e l’IA che si replica: il test sulle tv box Android

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Un’intelligenza artificiale capace di replicarsi da sola, saltando da un dispositivo all’altro e adattandosi a ogni macchina che incontra, non è più soltanto un’ipotesi da romanzo. Secondo una ricerca pubblicata il 12 ottobre 2026 da Anthropic, l’azienda americana che sviluppa i modelli Claude, il momento in cui sistemi del genere potrebbero sfruttare computer e apparecchi di uso quotidiano è più vicino di quanto si pensi. Gli autori, William Zhou e Daniel Freeman, hanno provato a misurare quanto manchi davvero a questo traguardo.

Il punto centrale riguarda la natura delle minacce informatiche. Finora un malware si diffonde seguendo istruzioni preparate in anticipo. Un agente IA invece potrebbe scegliere gli strumenti, correggere i propri errori e muoversi tra sistemi operativi differenti usando la potenza di calcolo delle stesse macchine raggiunte. Lo studio però non parla di coscienza né di volontà propria. Dimostra un’autonomia operativa, cioè la capacità di perseguire un obiettivo assegnato dai ricercatori, in questo caso propagarsi, individuando da soli alcune delle operazioni necessarie. Si tratta di pianificazione e adattamento, non di un desiderio spontaneo di sopravvivere.

Dal worm classico alle prove sulle tv box

Un worm è un software dannoso che passa da una macchina all’altra attraverso una rete, cercando dispositivi vulnerabili e creando nuove copie di sé con un intervento umano minimo. L’agente IA aggiungerebbe una sorta di capacità decisionale, analizzando il sistema raggiunto e scegliendo la strada migliore per proseguire. I precedenti non mancano. Il caso Mirai aveva già mostrato come apparecchi domestici poco protetti possano alimentare una botnet. La differenza ipotizzata da Anthropic sta nella flessibilità di un programma in grado di affrontare configurazioni nuove.

Il test più curioso ha coinvolto 15 tv box Android di marche economiche, pagate circa 49 euro l’una e collegate fra loro. Su questa piccola rete i ricercatori hanno fatto girare Gemma 4 26B A4B, modello di Google DeepMind con circa 26 miliardi di parametri, distribuendone le componenti tra gli apparecchi. La velocità registrata è stata di appena 0,39 token al secondo. Un risultato lento, certo, ma che conferma come un gruppo di dispositivi modesti possa eseguire un modello di dimensioni rilevanti.

In un’altra serie di prove, il modello Qwen3.5 9B di Alibaba è riuscito a predisporre l’esecuzione di un’altra IA su otto delle nove configurazioni hardware esaminate, tra piccoli NVIDIA Jetson Nano, Mac di Apple e sistemi con schede grafiche NVIDIA RTX 4090. Ha dovuto trovare i programmi compatibili, installare i componenti e risolvere i problemi tecnici, operazioni che di solito richiedono competenze specialistiche.

La propagazione e la stima per la fine del 2026

Per verificare la propagazione autonoma vera e propria, i ricercatori hanno allestito una rete isolata di otto dispositivi Android virtuali sui server di Google Cloud. Il compito è toccato a GLM 5.2, sviluppato dalla cinese Z.ai, che doveva individuare i dispositivi raggiungibili, trasferire i programmi e avviare Llama 3.1 di Meta nella versione da 8 miliardi di parametri. In quattro prove su cinque ha raggiunto tutti gli otto dispositivi, fermandosi a sette nella quinta. Va detto che gli apparecchi virtuali avevano una porta di accesso liberamente utilizzabile, una condizione che ha semplificato parecchio le cose.

Oggi i modelli più piccoli completano diverse operazioni necessarie alla replica ma faticano a concatenarle fino in fondo, mentre il più efficace è anche il più pesante da far girare su hardware economico. Anthropic individua quindi due soglie da avvicinare: capacità sufficienti a coordinare la diffusione e dimensioni compatibili con i dispositivi disponibili. Analizzando i progressi dei modelli compatti, i ricercatori collocano in modo approssimativo entro la fine del 2026 il momento in cui sistemi più piccoli potrebbero eguagliare GLM 5.2. Si tratta di una stima basata su un indicatore indiretto, non di un worm IA già diffuso su internet.

Anche la velocità resta un’incognita. I calcoli parlano di tempi nell’ordine di giorni per moltiplicare le copie su hardware poco potente, con una presenza persistente e distribuita più che un attacco fulmineo. Numero di dispositivi accessibili, protezioni e capacità di mantenere il controllo delle macchine influenzerebbero l’esito. Il primo bersaglio plausibile indicato è l’Internet delle cose, che comprende televisori, telecamere, elettrodomestici e router.

Fonte: TecnoAndroid

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