In questo articolo Indice dei contenuti 2 sezioni
Mettere lo smartphone sul comodino con il 70% di carica e trovarlo al risveglio parecchi punti più giù non vuol dire per forza avere una batteria esausta. Quando uno smartphone Android si scarica di notte, tra le impostazioni da verificare c’è la sincronizzazione automatica degli account, in particolare se sul dispositivo convivono molti servizi Google o più profili configurati.
Attenzione però a non farne il colpevole universale. Da anni Android integra sistemi come Doze che, quando il telefono resta fermo e inutilizzato, limitano l’accesso alla rete e rimandano sincronizzazioni e attività in background. Le operazioni in sospeso vengono poi raggruppate in finestre di manutenzione proprio per contenere i consumi. Detto questo la sincronizzazione un peso può averlo, ed è Samsung stessa a inserirla tra le funzioni che, lasciate sempre attive, contribuiscono a prosciugare l’autonomia.
Cosa resta in movimento mentre il telefono riposa
Una volta aggiunto un account Google, diverse applicazioni possono aggiornare i propri dati in autonomia. Contatti, Calendario, Gmail e altri servizi restano così allineati senza bisogno di interventi manuali. Google conferma che le sue app si sincronizzano automaticamente con l’account e consente di disattivare una per una quelle che non devono lavorare in background.
Di norma è un comportamento comodo e dall’impatto molto contenuto. Il problema si fa più evidente con più account attivi, una connessione instabile o servizi che provano di continuo ad aggiornare grandi quantità di dati. Anche una rete mobile debole complica le cose, visto che secondo Samsung la ricerca costante di segnale in condizioni di copertura scarsa fa salire il consumo energetico.
Spegnere tutto alla cieca comunque non è la strada migliore. Il primo passo è aprire le statistiche della batteria nel menu Impostazioni, alla voce Batteria e poi Utilizzo batteria, oppure nel percorso equivalente scelto dal produttore. Google consiglia di partire proprio dall’elenco delle app con consumi elevati, soprattutto in background. C’è poi un chiarimento utile rispetto a un consiglio che gira spesso in rete: trovare Google Play Services tra le voci più energivore non dimostra in automatico che la colpa sia della sincronizzazione. Questo componente gestisce tantissime funzioni di Android e la stessa Google sconsiglia di trattarlo come un’app qualsiasi da chiudere o disinstallare. Meglio allora osservare il comportamento del telefono per più notti e controllare se il calo si ripete sistematicamente quando resta inutilizzato.
Disattivare solo il superfluo, non tutta la sincronizzazione
Su un Samsung Galaxy il percorso è in genere questo: Impostazioni, Account e backup, Gestisci account, quindi l’account desiderato e infine Sincronizza account. Da lì si possono spegnere soltanto le categorie che non serve tenere sempre aggiornate, soluzione suggerita esplicitamente da Samsung per ridurre i consumi. È una scelta più sensata rispetto a fermare in un colpo solo la sincronizzazione di tutti gli account.
Disattivare tutto infatti può ritardare l’arrivo di email, contatti, appuntamenti in calendario e altre informazioni. Samsung conferma che l’opzione globale “Sincronizzazione automatica dati” si trova sempre in Account e backup, sotto Gestisci account, ma una volta spenta gli account smettono di aggiornarsi da soli. Sugli altri telefoni Android i nomi cambiano un po’, anche se la gestione di solito si trova nelle sezioni Account, Password e account oppure Sincronizzazione account.
Miracoli però non vanno attesi. Su uno smartphone moderno ben configurato, con buon segnale e poche applicazioni, togliere qualche sincronizzazione può produrre una differenza quasi impercettibile perché Doze e le altre ottimizzazioni del sistema fanno già gran parte del lavoro. Il discorso cambia sui dispositivi con numerosi account, servizi cloud inutilizzati o app che lavorano troppo in background, dove sfoltire gli aggiornamenti non necessari può dare una mano. Samsung consiglia anche di mettere in sospensione le app usate di rado e mette a disposizione strumenti specifici per scovare quelle più voraci in background.
Se il consumo notturno resta elevato anche dopo aver limitato i servizi superflui, il responsabile potrebbe trovarsi altrove: un segnale mobile debole, un’app anomala, l’Always On Display, la localizzazione o una batteria ormai degradata.
Fonte: TecnoAndroid


