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La paradossale svolta di Amazon
La conferma è arrivata a inizio marzo 2026, a ridosso della cancellazione di Blue Jay, quel braccio robotico che avrebbe dovuto rivoluzionare le consegne veloci e che invece è finito in soffitta prima ancora di diventare protagonista. Il clima che si respira tra i corridoi corporate di Seattle è tutt’altro che sereno. Se guardiamo i numeri con un po’ di distacco, emerge un quadro impressionante: tra l’autunno del 2025 e l’inizio del 2026, Amazon ha cancellato circa 30.000 posizioni. È un’emorragia che non sembra volersi fermare e che, dal 2022 a oggi, ha visto svanire oltre 57.000 ruoli d’ufficio. Eppure, le casse non sono vuote. Anzi, per l’anno in corso il colosso ha messo sul piatto una cifra da capogiro, circa 200 miliardi di dollari, destinata quasi interamente allo sviluppo dell’intelligenza artificiale e dell’infrastruttura tecnologica. Il messaggio, sebbene non dichiarato esplicitamente, sembra chiaro: i capitali si spostano dalle persone alle potenze di calcolo. Le giustificazioni ufficiali parlano di necessità di snellire la burocrazia e rendere l’azienda “più agile”, una sorta di ritorno alle origini da startup, ma è difficile non notare come questa “agilità” coincida con una scommessa totale sull’AI. La divisione robotica rimane una priorità strategica, dicono i vertici, ma intanto si chiudono progetti ambiziosi e si riducono i team. È un paradosso che colpisce anche altri settori, dai servizi digitali ai punti vendita fisici come Amazon Fresh, segnale che l’intera struttura del gigante dell’e-commerce sta subendo una mutazione profonda.Licenziamenti nella robotica mentre cresce l’impero dell’AI
Il vero obiettivo, trapelato da alcuni documenti interni, punta a una trasformazione radicale entro il 2033: arrivare ad automatizzare il 75% delle operazioni nei magazzini. In termini pratici, significa che centinaia di migliaia di futuri posti di lavoro potrebbero non essere mai creati, sostituiti da bracci meccanici e software sempre più sofisticati. Mentre la tecnologia corre verso questo traguardo, chi oggi si occupa di progettarla scopre che nemmeno l’ingegno tecnico mette al riparo dalle logiche di bilancio. Il futuro della logistica sarà pure popolato da robot, ma la strada per arrivarci sta lasciando a terra molti più umani del previsto, ingegneri compresi.Fonte: TecnoAndroid






