Nel 2029 l’Africa scriverà una pagina inedita della sua storia spaziale con la prima missione scientifica diretta verso la Luna, un traguardo che fino a poco tempo fa sarebbe sembrato lontanissimo. Il progetto si chiama Africa2Moon e punta a portare la ricerca del continente proprio dove pochi hanno osato guardare, cioè sul lato nascosto del nostro satellite naturale.
Per capire perché la Luna sia un posto così speciale bisogna partire da una considerazione semplice. Osservare l’Universo richiede un telescopio potente, questo è ovvio, ma serve anche il luogo giusto. Sulla Terra si scelgono zone con poco inquinamento luminoso, eppure non tutti sanno che il lato nascosto della Luna offre uno degli ambienti più silenziosi dal punto di vista radio che si possano trovare vicino a noi. Là fuori non arrivano le interferenze della nostra atmosfera né il chiasso delle trasmissioni umane. Un silenzio quasi assoluto, perfetto per ascoltare i segnali più antichi del cosmo.
Le sonde BALLS e il viaggio con Chang’e-8
Se tutto filerà liscio, sarà la missione cinese Chang’e-8 a fare da corriere. A bordo ci saranno tre piccole sonde sferiche destinate alla regione del polo sud lunare, un’area che negli ultimi anni è diventata terreno di grande interesse per chi guarda al futuro dell’esplorazione spaziale.
Queste sonde hanno un nome curioso, BALLS, che sta per Bounced African Low Lunar Sphere. Ognuna di loro integra antenne radio pensate per captare onde a bassissima frequenza, sotto i 20 megahertz. Segnali che dalla Terra semplicemente non si riescono a osservare, perché la ionosfera li distorce e il rumore radio prodotto dalla nostra civiltà finisce per coprirli del tutto. È qui che entra in gioco il vantaggio della faccia opposta della Luna, schermata naturalmente da tutto questo disturbo.
L’idea di studiare le onde a bassissima frequenza apre una finestra su epoche remotissime dell’Universo, quelle che i telescopi tradizionali faticano a raggiungere. Piccole sfere, apparentemente banali, che potrebbero invece diventare strumenti preziosi per la scienza. E il fatto che a portarle in orbita sia una collaborazione con la Cina racconta bene come lo spazio stia diventando sempre più un terreno di lavoro condiviso tra Paesi diversi.
Per l’Africa il significato va oltre la pura ricerca. Partecipare a una missione di questo tipo vuol dire entrare a pieno titolo in un club ristretto, quello di chi manda strumenti scientifici oltre l’orbita terrestre. Un passo che segna la crescita di competenze e ambizioni maturate sul continente, e che nel giro di pochi anni porterà i nomi di questi ricercatori fin sulla superficie del polo sud lunare, tra le regioni più promettenti per capire da dove veniamo davvero.


