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LG risponde sulle accuse privacy: come funzionano ACR e voce

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Le accuse sulla privacy delle smart TV hanno spinto LG a uscire allo scoperto con una presa di posizione ufficiale. Dopo una prima replica affidata a un comunicato inviato a una testata specializzata, il produttore coreano ha pubblicato una dichiarazione sul proprio sito aziendale per smontare, punto per punto, quanto sostenuto in un video diffuso dal canale Gamers Nexus. Il senso del messaggio è chiaro: le tecnologie finite sotto accusa funzionano in modo diverso da come sono state raccontate, e l’azienda ci tiene a spiegarne il meccanismo.

Il ragionamento di LG parte da una constatazione semplice. Le notizie circolate online negli ultimi giorni, secondo l’azienda, avrebbero contribuito a diffondere idee sbagliate su cosa facciano davvero i televisori connessi dentro le case delle persone. Da qui la scelta di descrivere nel dettaglio ogni singola funzione contestata, insistendo su tre parole che ricorrono in tutto il documento: trasparenza, consenso informato e controllo lasciato a chi usa il dispositivo.

Riconoscimento vocale, ACR e scansione dei dispositivi spiegati da LG

Il capitolo più delicato riguarda il riconoscimento vocale. LG precisa che la funzione per la ricerca e il controllo del televisore arriva disattivata. Chi decide di accenderla può usarla premendo il tasto sul telecomando oppure, sui modelli che lo supportano, con i comandi vocali a mani libere. Il rilevamento della parola di attivazione, la cosiddetta wake word, e l’elaborazione dell’audio collegato avvengono in locale, e quel materiale viene eliminato subito dopo. Va detto che, se il controllo a mani libere è attivo, la TV può continuare a cercare la parola di attivazione anche quando si trova in standby.

Le sessioni di ascolto hanno una durata massima di 18 secondi, che scendono a 10 se nessuna voce viene rilevata. In quella finestra, nella trascrizione possono finire parole e rumori provenienti dalle vicinanze. L’azienda respinge però l’idea di un ascolto continuo: il televisore non registra e non conserva le conversazioni. Sul tempo di permanenza dei dati sui server, invece, non vengono forniti dettagli.

Poi c’è ACR, l’Automatic Content Recognition, la tecnologia che identifica i contenuti mostrati sullo schermo e permette di registrare le preferenze di visione. Viene sfruttata anche per le inserzioni pubblicitarie personalizzate, ma soltanto se l’utente accetta una condizione contrattuale separata. Il riconoscimento avviene tramite un’impronta digitale audio: niente registrazioni vocali, niente screenshot, niente immagini dello schermo o filmati catturati dalla TV. ACR inoltre non funziona all’interno delle app di streaming e può essere disattivato in qualsiasi momento.

Cosa viene condiviso e con chi

Terzo punto, la scansione dei dispositivi. I televisori LG possono riconoscere e dialogare con gli apparecchi esterni compatibili collegati dagli utenti, dai set top box ai lettori DVD fino alle console di gioco. Le informazioni sulla rete Wi Fi e sulla potenza del segnale possono servire a stimare la posizione approssimativa del televisore, sempre a supporto di ACR.

Tutte queste funzioni, sottolinea il produttore, restano opzionali. A seconda del paese di acquisto, i dati raccolti tramite ACR potrebbero essere condivisi con LG Ad Solutions oppure con soggetti terzi. Restano sempre esclusi da questa condivisione i dati legati alla voce e ai suoni ambientali, un chiarimento che l’azienda ripete con una certa insistenza.

Sul fronte della sicurezza, infine, LG assicura che eventuali vulnerabilità vengono corrette con aggiornamenti software rilasciati nel minor tempo possibile. La raccomandazione rivolta a chi possiede un televisore del marchio è di installare sempre l’ultima versione di webOS, il sistema operativo che anima questi apparecchi e il cui supporto si estende fino a cinque anni dall’acquisto.

Fonte: TecnoAndroid

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