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Google Chrome rafforza le sue difese contro le truffe online e lo fa affidandosi a Gemini, il modello di intelligenza artificiale sviluppato da Google. Le novità, presentate il 21 ottobre 2026, servono a riconoscere i siti ingannevoli e a mettere in guardia chi naviga quando copia comandi sospetti legati agli attacchi ClickFix, una tecnica con cui i criminali informatici spingono le vittime a compromettere da sole il proprio computer.
Tutte queste funzioni rientrano nella Protezione avanzata di Safe Browsing. Secondo Google, chi la attiva è dieci volte più al sicuro rispetto a chi usa la Protezione standard, che si tratti di phishing, ingegneria sociale, abuso delle notifiche o altri raggiri.
C’è poi un’aggiunta pensata per i casi meno netti. Chrome introduce un nuovo avviso di “sito sospetto” dedicato alle pagine che mostrano schemi ingannevoli ma che non raggiungono il livello di certezza richiesto per far scattare il classico avviso rosso a tutta pagina. L’azienda spiega che questi messaggi segnalano quando una pagina presenta comportamenti tipici di siti già noti come malevoli. Adattando l’interfaccia in questo modo, sempre secondo Google, diventa possibile ampliare la copertura senza rischi e mostrare un numero maggiore di avvisi protettivi.
Gemini passa dal dispositivo ai server
Finora il browser sfruttava un modello Gemini eseguito direttamente sul dispositivo per individuare le truffe del falso supporto tecnico. Ora il salto è verso un modello più potente che lavora lato server, riservato a chi ha scelto di attivare la Protezione avanzata. Un cambio di approccio che permette analisi più approfondite rispetto a quelle possibili in locale.
Il funzionamento è abbastanza lineare. Il modello esamina alcuni segnali precisi come il marchio rappresentato in una pagina, l’intento del sito e la probabilità che si tratti di una truffa. Safe Browsing poi incrocia questa valutazione con la reputazione del dominio e con altri indicatori di sicurezza.
Resta la questione della privacy, che Google affronta in modo diretto. Chrome riduce al minimo i dati condivisi con i server perché analizza il testo della pagina solo quando un sito mostra indizi di truffa con un alto grado di affidabilità. E ogni volta che il contenuto lascia il dispositivo viene elaborato in modo temporaneo. In pratica non viene mai registrato né conservato e nemmeno usato per addestrare i modelli.
Come Chrome intercetta i comandi ClickFix
La parte forse più interessante riguarda proprio ClickFix. Questo tipo di raggiro convince le vittime a eseguire con le proprie mani comandi malevoli tramite PowerShell o il Prompt dei comandi. Nessun download sospetto da bloccare quindi, perché è l’utente stesso a fare il lavoro sporco senza rendersene conto, ed è proprio questo che rende la tecnica così insidiosa per i sistemi di difesa tradizionali.
Con la Protezione avanzata il browser riesce ad accorgersi quando viene copiato un comando sospetto proveniente da una pagina di questo genere. Se Chrome ritiene di trovarsi davanti a uno script ClickFix, elimina dal contenuto degli appunti le informazioni personali identificabili e lo invia a Safe Browsing per la verifica. Quando l’analisi conferma che il comando è pericoloso, sullo schermo compare un avviso prima che l’utente possa proseguire.
Fonte: TecnoAndroid


