La pirateria sportiva in Francia è finita nel mirino di una nuova strategia, molto più aggressiva delle precedenti. Il Paese ha deciso di puntare tutto sulla velocità, introducendo un meccanismo di blocco automatico per gli eventi trasmessi in streaming illegale. Dopo aver già allargato i provvedimenti a resolver DNS e servizi VPN, adesso arriva un cambio di passo che punta a colpire i siti pirata praticamente in diretta, senza i tempi morti che finora hanno lasciato spazio a chi aggirava le regole.
Il punto è tutto qui. Chi trasmette illegalmente una partita cambia dominio in continuazione, spesso durante lo stesso evento. E ogni volta che spuntava un nuovo indirizzo, la macchina burocratica doveva rimettersi in moto. Un gioco a rincorrersi che, alla lunga, premiava sempre i pirati.
Come funziona il nuovo blocco antipirateria
La novità è contenuta nella legge dedicata allo sport professionistico, approvata in via definitiva il 21 luglio. Con questa riforma l’ARCOM, l’autorità francese che si occupa di audiovisivo e digitale, potrà gestire i blocchi in tempo reale. Tradotto: niente più verifica preventiva su ogni singolo dominio che compare mentre la diretta è in corso.
Prima le cose andavano diversamente, e nemmeno di poco. I titolari dei diritti dovevano ottenere un’ordinanza del tribunale contro determinati siti. Fin qui tutto normale. Il problema nasceva subito dopo, perché nel frattempo comparivano nuovi indirizzi. E ognuno di quei nuovi domini passava di nuovo al vaglio di ARCOM prima che i provider internet, i resolver DNS o i servizi VPN ricevessero l’ordine di bloccarlo. Un passaggio in più che, moltiplicato per decine di siti, faceva perdere tempo prezioso proprio nei minuti in cui la partita era in onda.
Con il nuovo sistema quel passaggio salta. L’autorità potrà intervenire direttamente, senza attendere il controllo dominio per dominio. In pratica lo streaming pirata viene inseguito alla stessa velocità con cui si moltiplica, e questo cambia parecchio le regole del gioco per chi finora contava proprio sulla lentezza della procedura.
Una stretta che parte dallo sport
La scelta di legare tutto alla legge sullo sport non è casuale. Le dirette sportive sono da sempre il terreno più delicato, quello dove la pirateria online fa più danni economici e dove ogni minuto di ritardo nel blocco si traduce in migliaia di spettatori che guardano gratis ciò per cui altri hanno pagato i diritti. Calcio, tennis, motori: sono queste le trasmissioni che vengono clonate e ridistribuite nel giro di pochi secondi.
L’obiettivo dichiarato è ambizioso, quasi provocatorio nella sua formulazione: azzerare, o quasi, la pirateria sportiva in streaming. Un traguardo che nessuno ha davvero raggiunto finora, ma che la Francia sembra voler perseguire con strumenti sempre più incisivi. La direzione è chiara, e il coinvolgimento diretto di provider, resolver DNS e VPN nella catena dei blocchi lo conferma.
Resta il fatto che il meccanismo del blocco in tempo reale rappresenta il tassello più concreto di questa evoluzione. ARCOM diventa così il perno di un sistema costruito per reagire in fretta, molto più di prima, contro un fenomeno che si sposta e si moltiplica alla velocità di un click.


