Una su tre delle infezioni batteriche che colpiscono i bambini oggi riesce a resistere ad almeno un antibiotico di uso comune. È il dato che emerge da un ampio studio internazionale sulla resistenza agli antibiotici nella popolazione pediatrica, condotto da ricercatori del Murdoch Children’s Research Institute e dell’Università di Sydney, entrambi in Australia. Un lavoro che accende un campanello d’allarme non da poco, perché mette nero su bianco quanto i più piccoli siano rimasti ai margini delle strategie di ricerca e sorveglianza su questo fenomeno.
La resistenza antimicrobica, o RAM, è considerata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità una minaccia in continua crescita. Può mettere in ginocchio la sostenibilità dei sistemi sanitari e costringere i pazienti a trattamenti più invasivi, costosi e spesso difficili da reperire. Nei bambini la questione si fa ancora più delicata. Il loro sistema immunitario è ancora immaturo, il contatto ravvicinato tra coetanei facilita la trasmissione delle malattie e, non da ultimo, sono tra i principali destinatari degli antibiotici. Si stima che oltre il 90% ne riceva almeno uno prima di compiere un anno di vita. Nel solo 2021 la resistenza antimicrobica è stata collegata a circa 840.000 morti di bambini sotto i cinque anni.
Antibiotici: vent’anni di dati sotto la lente
Per capire meglio come si stia muovendo questo fenomeno, i ricercatori hanno analizzato campioni batterici prelevati da 106.581 pazienti di età compresa tra zero e 18 anni, provenienti da 82 Paesi sparsi tra Nord America, America Centrale e del Sud, Europa Occidentale e Orientale, Mediterraneo Orientale, Africa, Sud-est asiatico e Pacifico Occidentale. I dati arrivano dal database ATLAS e coprono il periodo che va dal 2004 al 2022. Lo studio, va detto, non ha seguito gli stessi individui nel tempo, ma ha confrontato la resistenza osservata nei batteri per individuare schemi ed evoluzioni.
L’attenzione si è concentrata sui patogeni che l’OMS considera prioritari, incrociandoli con il sistema AWaRe, che divide gli antibiotici in tre gruppi: Access, quelli che dovrebbero essere alla base della maggior parte delle terapie perché hanno un minor rischio di generare resistenza, Watch, da tenere maggiormente sotto controllo, e Reserve, da riservare alle infezioni gravi. Il risultato è netto. La resistenza pediatrica è aumentata in tutte le regioni, ma con livelli più alti e crescite più rapide nei contesti a basso reddito.
In generale, il 36% dei batteri analizzati ha mostrato resistenza ad almeno un antibiotico del gruppo Access. Per i Watch la media è stata del 22%, per i Reserve del 13%. A pesare di più sono stati soprattutto i batteri del gruppo Klebsiella, capaci di causare polmoniti, infezioni urinarie e sepsi, e l’Acinetobacter baumannii, legato alle infezioni contratte in ospedale. In Africa, fino al 2012, il 29% dei batteri Klebsiella resisteva ad almeno un antibiotico Watch. Tra il 2018 e il 2022 la cifra è salita al 49%. Nel Sud-est asiatico, per gli antibiotici Reserve, si è passati da zero a una quota del 43%.
Dove pesa la mancanza di risorse
Nelle regioni con meno mezzi l’Acinetobacter baumannii ha registrato tassi di resistenza tra il 65% e il 78%. Curiosamente, però, la crescita più veloce si è vista in Nord America, dove la percentuale è schizzata dal 12% del periodo precedente al 2012 al 51% tra il 2018 e il 2022. Anche l’età conta. I bimbi tra zero e due anni hanno mostrato i livelli più alti verso gli Access, con il 33%, mentre gli adolescenti tra 13 e 18 anni hanno registrato le punte più elevate su Watch e Reserve, entrambe al 28%.
Il luogo di cura fa la differenza. La situazione più critica riguarda le terapie intensive, dove tra il 2004 e il 2022 la resistenza agli antibiotici Watch è passata dal 15 al 33% e quella ai Reserve dal 9 al 32%. Anche il tipo di infezione incide. Gli aumenti maggiori si sono visti nei casi di sepsi e nelle infezioni respiratorie. “Stiamo rilevando resistenza agli antibiotici non solo nelle malattie gravi, ma anche in infezioni più semplici e senza complicazioni, come le infezioni delle vie urinarie nei bambini”, ha spiegato Penelope Bryant, coautrice dello studio e docente al MCRI.
Da tutti questi dati è nato lo strumento AMR in Kids, che offre previsioni per regione e patogeno fino al 2035. Le stime parlano chiaro: la resistenza agli antibiotici di ultima generazione potrebbe arrivare all’82% per l’Acinetobacter baumannii e al 35% per la Klebsiella. Gli autori riconoscono i limiti del lavoro e sottolineano la necessità di una sorveglianza integrata, stratificata per età, capace di armonizzare le raccomandazioni sugli antibiotici con la microbiologia e i risultati clinici, per orientare un uso razionale di questi farmaci e proteggerne l’efficacia per le generazioni future.