I prezzi della RAM continuano a salire senza freni, e le previsioni per i prossimi anni non lasciano molto spazio all’ottimismo. Secondo Ethan Tan, consulente del settore ed ex dirigente di Samsung China, la corsa al rialzo delle memorie non si fermerà tanto presto. Anzi, sembra destinata a proseguire fino al 2028, con rincari che in alcuni casi hanno già toccato il 90 per cento. E c’è chi comincia a sospettare che dietro questa impennata ci sia molto più di una semplice dinamica di mercato.
Una crisi che rischia di durare anni
La situazione della memoria RAM è tutt’altro che rosea. Le scorte scarseggiano, la domanda continua a crescere e i prezzi seguono di conseguenza. Tan parla di una crescita che non conoscerà pause, almeno per i prossimi anni. Un quadro che preoccupa parecchio chi produce computer, smartphone e qualsiasi dispositivo che abbia bisogno di memoria per funzionare.
Il punto è che questa crisi della RAM non colpisce solo i grandi assemblatori. Ricade a cascata su tutta la filiera, fino ad arrivare al consumatore finale, che si ritrova a pagare cifre sempre più alte per componenti che fino a poco tempo fa costavano una frazione. Chi sta pensando di aggiornare il proprio PC o di assemblarne uno nuovo lo ha già notato sulla propria pelle.
Il sospetto di un accordo tra produttori
Ed è qui che la faccenda si fa spinosa. Perché più i prezzi salgono, più cresce il sospetto che dietro questi rincari ci sia qualcosa di poco limpido. Si parla apertamente di una possibile crisi pilotata, una sorta di intesa tra i principali produttori di memorie per tenere alta la richiesta e, di conseguenza, i guadagni.
Un vero e proprio patto tra i big del settore, insomma, che permetterebbe di controllare l’offerta e mantenere i prezzi a livelli decisamente vantaggiosi. Sono accuse pesanti, va detto, ma il clima attuale non aiuta a dissiparle. Quando i costi lievitano in maniera così marcata e senza una spiegazione del tutto convincente, è normale che qualcuno inizi a farsi domande.
A complicare ulteriormente il tutto c’è il ruolo dei concorrenti cinesi, che in teoria dovrebbero rappresentare una valvola di sfogo per un mercato dominato da pochi nomi. Nella pratica, però, il loro impatto resta limitato. Non abbastanza forte da spostare gli equilibri e da fare pressione sui prezzi al ribasso, almeno per ora.
Il risultato è uno scenario in cui i grandi produttori mantengono saldamente il controllo, mentre chi acquista si trova a fare i conti con listini che sembrano non voler smettere di crescere. E con una data, il 2028, che appare come l’orizzonte più vicino per sperare in un possibile ritorno alla normalità.
Nel frattempo il mercato resta sotto pressione, con la domanda che non accenna a diminuire e un’offerta che fatica a stare al passo. Una combinazione che, unita ai sospetti di accordi tra produttori, rende il quadro complessivo tutt’altro che tranquillizzante per chiunque abbia bisogno di comprare memoria nei prossimi anni.