La nuova collaborazione tra Apple e Intel sembrava a prima vista una semplice mossa strategica, un ritorno al passato dopo anni di silenzio tra le due aziende. Eppure c’è molto di più sotto la superficie. A rivelarlo sono i dettagli emersi sulle trattative che hanno portato all’accordo, dove il ruolo della politica statunitense si è dimostrato tutt’altro che marginale. Basti pensare che a dare l’annuncio è stato lo stesso Donald Trump, presidente degli Stati Uniti.
Per capire il peso di questa notizia vale la pena tornare indietro di qualche settimana. Circa un mese fa è diventato ufficiale il ritorno alla collaborazione tra le due società, dopo un lungo periodo di distanza. La rottura era arrivata con il passaggio dai chip Intel ai processori Apple Silicon sui Mac, una transizione che aveva chiuso di fatto un capitolo storico. Il nuovo patto prevede invece che Intel produca alcuni dei chip di Apple negli stabilimenti presenti sul suolo americano.
Apple e Intel: come è nato l’accordo dietro le quinte
Il riavvicinamento tra le due aziende non è arrivato per caso. Tutto sarebbe partito dopo che Tim Cook, ancora amministratore delegato di Apple, aveva avviato una trattativa a Washington per ottenere un’esenzione sui dazi applicati ai semiconduttori. Durante gli incontri con Donald Trump e con il segretario al Commercio Howard Lutnick, a Cook sarebbe stato suggerito con una certa insistenza di rivolgersi proprio agli stabilimenti Intel per raggiungere l’obiettivo.
La cosa curiosa è che la negoziazione non sarebbe stata particolarmente lunga. Dopo quel confronto, l’intesa tra Apple e Intel è arrivata in tempi tutto sommato rapidi. Un segnale abbastanza chiaro di quanto la pressione politica abbia pesato sull’esito finale della vicenda.
Per la Casa Bianca recuperare Intel non è una questione da poco. Viene considerata una faccenda di sicurezza nazionale e di indipendenza tecnologica. Per decenni l’azienda è stata il grande punto di riferimento americano nella produzione di chip, salvo poi perdere terreno di fronte ai colossi asiatici come TSMC e Samsung. Invertire questa tendenza è diventato prioritario per ridurre la dipendenza dall’estero in un settore ritenuto strategico. Non a caso il governo americano ha immesso circa 8 miliardi di euro acquisendo il 10% della società.
Perché questa mossa conta più di quanto sembri
Al di là della nuova collaborazione, l’operazione racconta qualcosa di più ampio. La politica sta influenzando in modo evidente le grandi scelte delle aziende tecnologiche, e questo caso ne è la prova lampante. Apple, tra l’altro, è solo un tassello di una strategia molto più vasta pensata per rilanciare Intel. L’amministrazione Trump starebbe spingendo per accordi simili anche con altri nomi pesanti come Nvidia e SpaceX, con l’idea di riportare Intel tra i protagonisti assoluti del mondo dei semiconduttori.
E il coinvolgimento di Washington non si esaurirà con la firma di questo patto. I responsabili del ministero del Commercio manterrebbero incontri periodici con i vertici di Intel, ricevendo relazioni trimestrali sull’andamento finanziario e tecnologico dell’azienda. Un controllo che arriva a toccare persino progetti specifici, come l’ampliamento delle fabbriche per ospitare nuovi processi di assemblaggio dei chip.