Gli occhiali smart di Meta hanno trovato un ostacolo che nessuno si aspettava sul mercato europeo, e non ha nulla a che fare con la privacy. Il problema erano le batterie. Il regolamento UE prevedeva infatti che i dispositivi destinati ai consumatori avessero una batteria rimovibile e facilmente sostituibile, e i Ray-Ban Meta, con la loro cella integrata e impossibile da estrarre, non rispettavano quel paletto.
La Commissione Europea ha quindi messo sul tavolo un atto delegato che toglie dall’obbligo tutta una serie di dispositivi indossabili connessi. Dentro ci finiscono smartwatch, occhiali smart e fitness tracker. A questo punto il Parlamento Europeo e i governi nazionali hanno due mesi di tempo per alzare la mano e obiettare. Se nessuno lo fa, la norma diventa operativa venti giorni dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell’UE.
Una decisione che arriva con un tempismo curioso
A marzo l’ambasciatore statunitense presso l’UE, Andrew Puzder, aveva preso pubblicamente le parti di Meta, bollando le regole europee come “così ampie e restrittive da impedire la vendita di questo meraviglioso prodotto sviluppato congiuntamente da USA ed Europa”. La Commissione ha voluto mettere le mani avanti, precisando di non aver ceduto ad alcuna pressione e citando una consultazione pubblica che ha coinvolto associazioni di consumatori, industria e Stati membri. Sarà anche così, ma il tempismo resta difficile da ignorare.
C’è poi un dettaglio che allarga parecchio la questione. L’esenzione non riguarda soltanto Meta, perché a beneficiarne saranno anche Samsung, Google e Apple, tutte al lavoro sui propri modelli di occhiali intelligenti. In pratica la modifica apre le porte a un’intera categoria di prodotto sul mercato europeo.
I numeri, del resto, spiegano l’interesse. Nel 2025 sono stati venduti oltre 7 milioni di paia di occhiali Meta in giro per il mondo, con una crescita definita esponenziale negli Stati Uniti. In Europa e nell’area EMEA, invece, la distribuzione procede ancora a rilento.
La questione privacy però resta tutta sul tavolo
Il nodo delle batterie si scioglie, quello della privacy no. E non è una faccenda da poco. All’inizio del 2026 alcuni media svedesi avevano riferito che subappaltatori di Meta in Kenya stavano esaminando riprese “profondamente private” registrate dagli occhiali per addestrare modelli di intelligenza artificiale. Si parla di filmati girati in bagno, dettagli bancari, momenti intimi. Il Garante europeo per la protezione dei dati ha già chiesto un rapporto sulla vicenda, atteso per l’estate.
Cláudio Teixeira, responsabile delle politiche digitali di BEUC, la principale associazione europea a tutela dei consumatori, non ha usato giri di parole. L’Europa, ha detto, non dovrebbe diluire le protezioni dei consumatori. Gli occhiali smart stanno già sollevando forti preoccupazioni su privacy, sicurezza e libertà di scelta. Esentarli dalle regole sulla batteria rimovibile rischia di creare un precedente pericoloso.