Robin Hood è tornato prepotentemente sotto i riflettori, e stavolta per ragioni piuttosto diverse tra loro. Da un lato c’è un nuovo film in arrivo, dall’altro la fine di un simbolo che ha attraversato i secoli. Ma dietro l’immagine romantica dell’eroe gentile che ruba ai ricchi per dare ai poveri si nasconde una figura ben più cupa di quella che la maggior parte delle persone ha in mente.
Il ritorno del mito tra cinema e natura
A riportare il personaggio al centro delle chiacchiere sono stati due eventi che poco hanno a che vedere l’uno con l’altro. Il primo è The Death of Robin Hood, la pellicola con protagonista Hugh Jackman, che promette di raccontare una versione tutt’altro che addolcita della leggenda. Il secondo è la scomparsa della Major Oak, la storica quercia della foresta di Sherwood. Quest’ultima non era un albero qualunque. La tradizione popolare la lega ai nascondigli dell’eroe e dei suoi compagni, tanto da essere diventata negli anni una specie di tappa obbligata per chiunque volesse respirare l’atmosfera di quelle storie. La sua fine ha inevitabilmente riacceso l’interesse verso un personaggio che, a quanto pare, non smette mai di affascinare.
Un eroe molto diverso da quello delle favole
Chi è cresciuto con la versione animata Disney fatica probabilmente a immaginare un Robin Hood lontano dall’immagine simpatica e bonaria a cui siamo abituati. Eppure il mito originale racconta una storia parecchio più ruvida. Il personaggio delle prime ballate medievali aveva poco della gentilezza che il cinema gli ha cucito addosso nel tempo.
Nelle sue radici più antiche si trattava di una figura spietata e violenta, ben lontana dall’eroe cavalleresco e dal difensore degli oppressi che conosciamo oggi. Il passaggio dalla brutalità dei racconti originali alla dolcezza della narrazione moderna è stato un percorso lungo, fatto di trasformazioni continue che hanno progressivamente ammorbidito i tratti più duri del personaggio. Il nuovo film sembra voler recuperare proprio quella dimensione più oscura, quella che per decenni è rimasta nascosta sotto strati di romanticismo. E la sparizione della Major Oak, in questo senso, arriva quasi come un promemoria: dietro i simboli che diamo per scontati si celano spesso storie ben più complesse e sfaccettate di come le ricordiamo.