Android non sta perdendo terreno per colpa di Google, e questa è una constatazione che spiazza chi cerca un colpevole facile. Il mercato degli smartphone negli Stati Uniti si sta restringendo, e a pagare il conto più salato sono proprio i telefoni Android. Nonostante prezzi in aumento e problemi di disponibilità, iPhone continua a vendere bene mentre la quota di mercato Android scivola via lentamente. Le ragioni sono diverse, dall’ecosistema Apple a iMessage, ma il vero nodo sembra un altro: l’esperienza incoerente che ancora oggi capita di vivere usando un dispositivo Android. E qui la responsabilità non è solo di Google.
Hardware da urlo, applicazioni che arrancano
Prendete praticamente un qualsiasi flagship Android di oggi, che sia Oppo Find X9 Ultra, Samsung Galaxy S26 Ultra oppure Google Pixel 10 Pro. Sono dispositivi che reggono il confronto con iPhone, e in diversi casi lo superano. Durata della batteria, velocità di ricarica, fotocamere, display: l’hardware dei top di gamma Android è almeno alla pari, spesso in vantaggio in qualche ambito.
E non è nemmeno più una questione di software di sistema. Usando l’Oppo Find X9 Ultra per due mesi, il sistema operativo si è dimostrato solidissimo. Anzi, è stato iPhone Air a mostrare qualche incertezza, soprattutto durante le chiamate FaceTime, dove ogni tanto saltava ancora fuori qualche scatto e rallentamento. Anche le applicazioni native di questi telefoni risultano ben ottimizzate. La fotocamera dell’Oppo Find X9 Ultra sfrutta a fondo le capacità del sensore, e lo stesso vale per le applicazioni Galaxy di Samsung. Il problema vero arriva con le app di terze parti che usiamo tutti i giorni.
Quando le grandi app girano peggio su Android
Android ospita milioni di applicazioni, eppure alcune tra le più importanti girano peggio rispetto alle loro versioni iOS. Instagram è l’esempio perfetto. Il layout sembra identico sulle due piattaforme, ma la versione Android resta leggermente meno raffinata. Basta caricare una storia: confrontandola con la stessa scattata da iPhone, di solito si nota una qualità superiore di foto e video sul lato Apple.
Stesso discorso per X, l’ex Twitter. Provato su decine di telefoni Android, ogni tanto il feed smette semplicemente di scorrere finché non si chiude e riapre l’app. Su iPhone capita raramente. E le novità tendono ad arrivare prima su iOS: la nuova esperienza Timeline di X è disponibile su iPhone da settimane mentre gli utenti Android aspettano ancora.
C’è poi la questione del linguaggio visivo. Apple ha introdotto Liquid Glass con iOS 26, e molte applicazioni lo stanno già adottando, rendendo tutto più coerente. WhatsApp ha cominciato a portare elementi ispirati a quello stile, Instagram sta testando modifiche simili. Google, dal canto suo, ha Material 3 Expressive da quasi un anno, ma solo poche app di terze parti lo hanno adottato come si deve.
E ci sono i pieghevoli. Gli Android foldable esistono da quasi otto anni, eppure molte applicazioni importanti non sono ancora ottimizzate per gli schermi più grandi. Paradossalmente, alcune stanno già preparando i layout per il rumoreggiato iPhone Fold prima ancora di sistemare le cose sui pieghevoli Android.
Google deve mettere più pressione agli sviluppatori
Dare la colpa solo agli sviluppatori sarebbe troppo comodo, perché anche Google non li ha spinti abbastanza. Apple esercita un controllo molto più stretto sul proprio ecosistema e di fatto obbliga chi sviluppa a seguire standard precisi di design e ottimizzazione, con revisioni rigide sull’App Store. Android lascia molta più libertà, e quell’apertura ha i suoi vantaggi, ma ha anche generato un’esperienza disomogenea che oggi pesa più che mai.
Qualcosa però si muove. Durante il recente keynote dell’Android Show, Google ha annunciato una collaborazione con Meta per portare ottimizzazioni migliori a Instagram su Android: un processo di cattura e caricamento più fluido, supporto Ultra HDR e maggiore attenzione ai tablet. Arrivano anche più funzioni esclusive nell’app Edits per Android, e persino Adobe Premiere sta finalmente sbarcando sulla piattaforma. L’idea è che almeno l’1% delle applicazioni più usate dovrebbe finire sotto un controllo più severo da parte di Google, per garantire un’ottimizzazione all’altezza dei flagship Android.