I canguri giganti hanno resistito molto più a lungo di quanto si sia sempre creduto, almeno stando a una nuova ricerca che sposta in avanti di parecchio la data della loro scomparsa. Non decine di migliaia di anni fa, come raccontavano i libri, ma appena 6.500 anni fa, in un angolo di mondo che continua a sorprendere gli studiosi. Un dettaglio che, di fatto, riscrive un pezzo importante della storia delle estinzioni.
Una megafauna più tenace del previsto
Per lungo tempo l’idea condivisa era piuttosto lineare. La megafauna di Australia e Nuova Guinea si sarebbe estinta in una sorta di ondata unica, avvenuta decine di migliaia di anni fa, quasi certamente poco dopo l’arrivo dei primi esseri umani in quelle terre. Un copione che sembrava ormai fissato, quasi intoccabile, tramandato di studio in studio.
Poi però arriva il colpo di scena, perché la scienza ha questa abitudine tutta sua di mettere in discussione le certezze proprio quando sembrano solide. La nuova ricerca racconta un’altra storia, e lo fa spostando l’attenzione su un grande marsupiale australiano che, invece di sparire con gli altri, avrebbe continuato a vivere ben oltre il previsto.
La Nuova Guinea come ultimo rifugio
Il punto chiave sta proprio nella geografia. Questo marsupiale non si sarebbe estinto assieme al resto della megafauna, ma sarebbe sopravvissuto in Nuova Guinea fino a circa 6.500 anni fa. Una data che, se confrontata con le decine di migliaia di anni delle vecchie teorie, appare quasi vicina, sorprendentemente recente.
Ed è qui che tutto il quadro cambia. Se questi animali giganti vivevano ancora così tardi, allora l’idea di un’estinzione rapida e uniforme perde parecchio del suo fascino. La realtà, come spesso accade, è più sfumata, con territori diversi che hanno seguito ritmi diversi, e con alcune zone capaci di funzionare da vero e proprio rifugio per specie ormai date per scomparse altrove.