Il sindrome di Noè è quel disturbo che spinge alcune persone ad accumulare cani e gatti dentro casa, ben oltre ogni limite ragionevole, fino a creare situazioni di degrado e sofferenza. Un caso emblematico è scoppiato a Madrid alla fine del 2024: nel quartiere di Chamartín, le autorità sono entrate nell’appartamento di una donna che conviveva con 74 gatti in condizioni talmente insalubri che, nonostante il salvataggio e gli sforzi dei rifugi, diversi animali sono morti poco dopo. Quel numero, 74, fa impressione, ma è soltanto uno dei tantissimi episodi che la polizia registra ogni anno, in Spagna e altrove.
Se ne parla quasi solo quando esplodono storie così pesanti, eppure i dati raccontano che l’accumulo di animali è un fenomeno serio e, soprattutto, in crescita.
Cosa significa davvero questo disturbo
Il sindrome di Noè assomiglia molto a quello di Diogene, e a volte i due si sovrappongono. Consiste in un accumulo compulsivo e sproporzionato di animali, che finisce per creare rischi tanto per gli animali stessi quanto per chi soffre del disturbo e per chi gli sta intorno, specie quando si vive in un condominio. Di solito non c’è solo l’accaparramento. Ci sono due tratti che lo accompagnano quasi sempre.
Il primo è che chi ne soffre non riesce più a mantenere gli animali in buone condizioni. Non è questione di quanti cani e gatti convivano in spazi ristretti: queste persone non riescono proprio a soddisfare i bisogni più elementari delle bestiole. Il secondo tratto è che non vedono il problema. Anche quando chiedono aiuto, come accaduto a Chamartín, tendono a negare il disturbo, a minimizzarlo o a guardare con sospetto chi prova ad aiutarle.
Dietro ogni storia di questo tipo si nasconde quasi sempre un dramma. Chi accumula animali, riconosce anche PETA, di solito comincia mosso da buone intenzioni. Col tempo però l’obiettivo si distorce e tutto si trasforma nel suo contrario: comportamenti che hanno conseguenze terribili per gli animali, per i familiari e per le comunità. Cani e gatti finiscono ammassati, tra escrementi e denutriti, in una situazione che peggiora man mano che la colonia cresce. E crescere è facile, se il proprietario non si occupa di sterilizzarli.
I numeri che fanno preoccupare
Un esempio chiarissimo arriva dall’Inghilterra, dove sono stati salvati 250 barboncini stipati in una sola abitazione. Quando la RSPCA ha diffuso la foto di un salotto pieno di cani sporchi e arruffati, l’immagine era così forte che molti si sono convinti fosse stata generata con l’intelligenza artificiale. I responsabili hanno dovuto smentire categoricamente: l’immagine, per quanto scioccante, riflette la realtà.
E proprio la RSPCA lascia intuire un dato che mette i brividi: il suo personale si imbatte sempre più spesso in casi che coinvolgono molti animali alla volta, 10, 20, anche un centinaio. Dal 2021 l’organizzazione ha riscontrato un aumento del 70% negli incidenti con più animali in Inghilterra e Galles. Non tutti rientrano nel sindrome di Noè, ma il numero parla chiaro. Tra le cause: problemi di salute mentale, crisi del costo della vita, allevatori che operano con pratiche scorrette.
Solo lo scorso anno la RSPCA ha risposto a 4.200 segnalazioni di maltrattamento con almeno una decina di animali per indirizzo, sempre limitandosi a Inghilterra e Galles. Anche quando vengono salvati, questi animali spesso restano segnati: soffrono di stress quando rimangono soli, fanno fatica ad adattarsi, sporcano dove non dovrebbero.
Il Regno Unito non è un caso isolato. Ad aprile del 2025 si segnalava un aumento del problema anche in Corea del Sud, e situazioni analoghe sono emerse negli Stati Uniti. La Federazione tedesca per il benessere animale ha comunicato a settembre 147 casi in un anno, con 8.911 animali coinvolti, circa 2.000 in più rispetto all’anno precedente.
In Spagna il fenomeno ha generato centinaia di notizie e diversi report di rifugi, avvocati e ordini dei veterinari. Uno degli studi più interessanti è del 2014, firmato da ricercatori della Fundación Affinity. Analizzando 24 casi che hanno coinvolto 1.218 cani e gatti e 27 persone, gli esperti hanno concluso che la grande maggioranza di chi accumula animali sono persone anziane, socialmente isolate, con una media di circa 50 animali, soprattutto cani. Nel 75% dei casi gli animali erano mal accuditi, con ferite, malattie infettive o parassiti. Un quadro che coincide con una società spagnola sempre più anziana, dove crescono anche le famiglie composte da una sola persona.