Tempo davanti agli schermi che supera persino quello dedicato al sonno: è questo il dato che salta agli occhi da un recente rapporto statunitense, e non è esattamente una buona notizia per chi ha figli piccoli o adolescenti in casa. Bambini e ragazzi, negli Stati Uniti, passano più ore con smartphone, tablet e televisori accesi davanti a sé che dormendo, muovendosi o semplicemente stando insieme agli altri. Una fotografia che fa riflettere, perché tocca abitudini diventate ormai quotidiane.
Cosa dice il rapporto americano
Il documento arriva dal Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani degli Stati Uniti, noto con la sigla HHS, insieme all’Ufficio del Surgeon General, una figura che negli USA si occupa proprio di vigilare sulla salute pubblica e di lanciare allarmi quando qualcosa non va. E qui, a quanto pare, qualcosa non va.
Il nocciolo della questione è semplice da capire ma difficile da digerire: i minori trascorrono più tempo davanti agli schermi che dormendo. Più tempo che facendo attività fisica. Più tempo che socializzando con i coetanei in carne e ossa. Smartphone, tablet, computer e televisori si sono presi una fetta enorme delle loro giornate, e il rapporto parla apertamente di rischi concreti per la salute e per lo sviluppo durante l’infanzia e l’adolescenza. Non si tratta soltanto di un fastidio passeggero o di una moda da liquidare con un’alzata di spalle. Quando il dispositivo finisce per rubare ore al riposo, al movimento e alle relazioni, le conseguenze toccano la crescita nel suo complesso. Il sonno, in particolare, è uno di quegli aspetti su cui nessuno dovrebbe scherzare, soprattutto in età evolutiva.
Perché l’allarme riguarda tutti
L’aspetto più delicato è proprio l’uso eccessivo di questi dispositivi durante l’età in cui il corpo e la mente si stanno ancora formando. Il rapporto mette in fila una serie di attività che dovrebbero occupare le giornate dei più giovani, dal sonno all’attività fisica fino alla socializzazione, e le confronta con le ore passate a fissare uno schermo. Il risultato pende dalla parte sbagliata.
La generazione h24, sempre connessa, sempre raggiungibile, sembra aver spostato il proprio baricentro verso il digitale a discapito di tutto il resto. Ed è qui che entra in gioco la responsabilità degli adulti, chiamati a riflettere su quanto spazio i dispositivi occupino nelle vite dei ragazzi. Il segnale lanciato dalle autorità sanitarie statunitensi è di quelli che meritano attenzione, perché non parla di un caso isolato ma di una tendenza diffusa, capace di incidere sulla salute e sullo sviluppo di un’intera fascia d’età. Un campanello d’allarme che, pur arrivando dagli Stati Uniti, racconta dinamiche tutt’altro che lontane dalle abitudini di tante famiglie.