A Seattle un guasto al GPS ha trasformato una guida ordinaria in un piccolo incubo urbano: una conducente ha imboccato i binari sopraelevati della linea Light Rail, convinta di seguire alla lettera le indicazioni del navigatore. L’auto è finita dove passano i treni, non le automobili. Per fortuna nessun ferito grave, ma la vicenda ha acceso un dibattito che va ben oltre il singolo episodio, tra cittadini, media e operatori del trasporto pubblico.
Il punto è che la rete ferroviaria leggera della città, gestita da Sound Transit, sta crescendo in fretta. E cresce includendo tratti tutt’altro che banali: attraversamenti su ponti galleggianti, sezioni dove strada e ferrovia si mescolano, corridoi dove i binari corrono quasi a filo dell’asfalto. Un terreno perfetto per generare confusione, soprattutto per chi si affida ciecamente allo schermo.
Quando le infrastrutture diventano un labirinto per il navigatore
L’episodio non è un caso isolato. Negli ultimi tempi diverse grandi città americane hanno registrato situazioni simili, frutto della crescente sovrapposizione tra strade urbane e linee di trasporto rapido. Sono proprio quelle zone ibride a mandare in tilt i navigatori digitali, che faticano a capire dove finisce una corsia e dove comincia un binario.
A Seattle ci sono punti particolarmente insidiosi. L’area di Mount Baker, per esempio, oppure il corridoio della I-90, dove i tracciati della Light Rail si sviluppano vicino al livello stradale prima di alzarsi in quota. In condizioni del genere un GPS consumer, quello che usiamo tutti i giorni, può davvero confondersi.
Secondo le informazioni diffuse dal Dipartimento dei Trasporti di Seattle, la rete rappresenta uno dei progetti infrastrutturali più ambiziosi della città. Sono previste nuove estensioni verso West Seattle e Ballard nei prossimi anni. Il problema è che a questa espansione veloce non sempre corrisponde una segnaletica pensata per i sistemi satellitari, che continuano a scambiare corsie per binari. E più la rete si integra con il traffico su gomma, più aumenta il rischio di interferenze tra mezzi di mobilità diversi. Risultato: un ecosistema complicato, dove la sicurezza si gioca su tre fronti contemporaneamente, ossia le infrastrutture fisiche, il software di navigazione e il comportamento di chi guida.
Fiducia cieca nella tecnologia: fino a che punto?
C’è poi un tema più scivoloso, quello della fiducia cieca nei sistemi GPS. Oggi questi strumenti non servono più solo a indicare la strada: alimentano anche la guida assistita e i veicoli semi-autonomi. E negli Stati Uniti sono parecchi i casi in cui un errore di mappatura o un’interpretazione sbagliata hanno spinto un’auto in situazioni pericolose, in particolare nelle aree urbane con infrastrutture miste.
Seattle, da questo punto di vista, è un caso esemplare. Il suo sistema Light Rail è tra i più avanzati del Nord America e attraversa anche il famoso ponte galleggiante sull’I-90, una soluzione ingegneristica unica al mondo. Tutta questa complessità non fa che amplificare il problema. Gli esperti lo ripetono: i navigatori satellitari non sempre distinguono correttamente i binari dalle corsie, soprattutto quando i due tracciati si trovano allo stesso livello o vicino a un incrocio.