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Lo sciopero negli Apple Store italiani cade proprio nel giorno peggiore possibile per l’azienda, cioè venerdì 18 settembre, quando nei negozi arrivano iPhone 18 Pro e iPhone 18 Pro Max. Le lavoratrici e i lavoratori di Apple Retail Italia incrociano le braccia per l’intero turno, una scelta tutt’altro che casuale visto che il lancio della nuova generazione di iPhone rappresenta storicamente la giornata più intensa dell’anno dietro ai banconi.
La protesta è stata proclamata da Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs, che in una nota congiunta parlano apertamente di mobilitazione contro l’aumento dei carichi di lavoro e di richiesta di risposte sugli organici. Un braccio di ferro che va avanti da mesi e che ora trova il suo momento di massima visibilità.
Le richieste dei sindacati e il nodo dei contratti
Sul tavolo ci sono proposte piuttosto concrete, niente rivendicazioni generiche. I sindacati chiedono un piano condiviso di assunzioni, la stabilizzazione di una quota dei contratti a tempo determinato e l’incremento volontario degli orari per chi lavora part time, con modalità calibrate sulle esigenze dei singoli punti vendita e soprattutto con tempi certi.
“Le lavoratrici e i lavoratori degli store stanno sostenendo da tempo un livello di pressione che non può essere ulteriormente aggravato. Abbiamo avanzato proposte precise per affrontare le difficoltà organizzative, ma finora non sono arrivate risposte adeguate”, si legge nel comunicato delle organizzazioni. Negli incontri dei mesi scorsi, sostengono le sigle, l’azienda non avrebbe mostrato apertura su quelle proposte. La controfferta si sarebbe limitata a un aumento dei contratti a termine e a un anticipo delle relative assunzioni, cosa che dal punto di vista di chi sta in negozio non risolve granché. Anzi, il problema sta proprio lì, nella struttura di quei contratti: i tempi determinati arrivano ormai a coprire periodi che sfiorano i sette mesi, e a quel punto non si tratta più di gestire un picco stagionale ma di sostituire organico stabile con personale precario. C’è poi una questione di principio che i sindacati mettono nero su bianco. Un’azienda con una capitalizzazione che a livello globale sfiora i 4.300 miliardi di euro, e con profitti in crescita, non dovrebbe scaricare sul personale la ricerca di maggiore produttività. Il ragionamento è semplice e colpisce dove fa male, cioè sul contrasto tra i numeri finanziari e le condizioni quotidiane di chi lavora in store.
Come si è arrivati alla mobilitazione del 18 settembre
La decisione è maturata al termine delle assemblee del 7 settembre, convocate in contemporanea negli Apple Store di tutta Italia. In quella sede si è fatto il punto sul confronto con la società e sullo stato di agitazione già in corso. Il quadro emerso, raccontano le organizzazioni sindacali, parla di carichi di lavoro in crescita, organici insufficienti e una pressione sulla produttività aumentata dopo l’introduzione di nuovi processi organizzativi.
Apple Retail Italia conta 17 punti vendita e circa 1.600 lavoratori. Oltre allo sciopero vero e proprio sono previsti presidi davanti ai negozi delle principali città, compresi i due flagship store italiani, quello di via del Corso a Roma e quello di piazza Liberty a Milano. Due vetrine simboliche, dove il contrasto tra le file dei clienti e i cartelli dei sindacati si vedrà parecchio.
Cosa cambia per chi aspetta i nuovi iPhone
La data scelta, come detto, ha un peso specifico enorme. Il 18 settembre nei negozi arrivano iPhone 18 Pro e iPhone 18 Pro Max, insieme ad Apple Watch Series 12, Apple Watch Ultra 4 e AirPods 5. È la giornata in cui gli store lavorano al massimo della capacità, ed è esattamente per questo che i sindacati hanno puntato lì per sbloccare un confronto rimasto fermo. Chi contava di ritirare il nuovo smartphone in negozio nel day one, anche dopo averlo ordinato online, dovrà quindi mettere in conto qualche complicazione. Le prenotazioni dei nuovi modelli aprono sabato 12 settembre alle ore 14:00 in punto.








