Gli occhiali smart non sono più solo un giocattolo per appassionati di tecnologia. I Ray-Ban Meta stanno dimostrando di poter essere molto di più, soprattutto per chi convive con disabilità visive o motorie. E non si tratta di promesse vaghe: veterani dell’esercito americano li utilizzano già per leggere i menu al ristorante o muoversi negli aeroporti, lasciando a casa lo zaino pieno di dispositivi assistivi che si portavano dietro fino a poco tempo fa. Meta ha colto il segnale e, in occasione del Global Accessibility Awareness Day, ha annunciato una serie di nuove funzioni pensate proprio per rendere questi occhiali uno strumento di indipendenza concreta.
Le novità toccano il software degli occhiali già in commercio, le integrazioni con app di terze parti e perfino un progetto di ricerca su un bracciale neurale. Roba che vale la pena raccontare con calma.
Controllo vocale, videochiamate e sottotitoli: cosa cambia davvero
La collaborazione con Be My Eyes fa un passo avanti importante. Chi indossa i Ray-Ban Meta può ora avviare una videochiamata con un familiare o un amico semplicemente dicendo “Hey Meta, Be My Eyes con” seguito dal nome del contatto, senza dover toccare nulla. In più, arriva una Service Directory che mette in contatto gli utenti con operatori formati di brand come Tesco, Sony, Amtrak e Hilton, pronti a offrire assistenza visiva quando serve.
Poi c’è il controllo vocale completo delle chiamate su WhatsApp, Messenger, Instagram e Be My Eyes. Silenziare il microfono, riattivarlo, attivare il video, chiudere la conversazione: tutto a voce, senza toccare né gli occhiali né lo smartphone. Per chi ha mobilità ridotta alle mani, questa non è una funzione accessoria. È qualcosa che cambia la quotidianità.
Sui modelli Ray-Ban Meta Optics e Oakley Meta Vanguard arrivano anche le scorciatoie personalizzabili sul tasto fisico: basta un tocco per avviare la connessione con un volontario di Be My Eyes oppure inviare un comando a Meta AI, tipo “descrivi cosa mi circonda. I Ray-Ban Meta con display, invece, ricevono i sottotitoli in tempo reale durante le chiamate, proiettati direttamente sull’obiettivo. Utilissimi in ambienti rumorosi, e fondamentali per chi ha problemi di udito.
App per sviluppatori e il bracciale neurale che guarda al futuro
Meta ha aperto gli occhiali agli sviluppatori attraverso il Wearables Device Access Toolkit, e alcune delle prime app nate da questo strumento sono pensate esattamente per l’accessibilità. OOrion, ad esempio, guida le persone non vedenti verso oggetti specifici usando feedback audio in tempo reale, e permette di “salvare” oggetti personali come chiavi o portafogli per ritrovarli facilmente. Aira, invece, collega gli utenti a interpreti visivi professionisti, lasciando entrambe le mani libere per il bastone o il cane guida.
Il progetto più ambizioso, però, riguarda una ricerca condotta insieme alla Carnegie Mellon University sul Meta Neural Band: un bracciale capace di rilevare i segnali elettromiografici dell’avambraccio, anche in persone paralizzate da anni, e tradurli in azioni digitali come clic, scroll o comandi di gioco. In un video dimostrativo, una persona con lesione al midollo spinale compete in un videogioco di guida contro un avversario che usa un controller standard, sfruttando solo i gesti della mano catturati da due bracciali neurali. Non è ancora un prodotto commerciale, sia chiaro. Ma visti i precedenti di Meta con i Ray-Ban Meta Display, il passaggio dalla ricerca universitaria a una funzione integrata negli occhiali potrebbe arrivare prima del previsto.
