Lo spazio di archiviazione degli smartphone sta diventando un tema sempre più caldo, e stavolta la colpa non è dei video in 4K o delle librerie fotografiche sterminate. È l’intelligenza artificiale in locale a mangiarsi fette importanti di memoria interna, al punto che i modelli con 128 GB di storage cominciano davvero a stare stretti. Il motivo ha un nome preciso: AICore, il servizio di sistema di Google pensato per gestire i modelli AI direttamente sul dispositivo.
AICore e lo spazio che nessuno si aspettava
AICore è quel componente che consente agli smartphone Android di far girare determinate funzioni di intelligenza artificiale senza dover spedire dati ai server cloud. Si parla di cose come il rilevamento delle truffe, la trascrizione audio, l’elaborazione delle immagini e funzionalità come Pixel Screenshots. Tutto molto utile, nessuno lo nega. Il problema è che questo servizio può arrivare a occupare oltre 10 GB di spazio, e le segnalazioni in tal senso si stanno moltiplicando proprio in questi giorni.
Ma c’è un dettaglio ulteriore che rende la questione ancora più spinosa. La documentazione tecnica ufficiale è stata aggiornata di recente con un’informazione che era passata un po’ sotto traccia: quando viene aggiornato un modello AI locale, il sistema tiene in memoria sia la vecchia sia la nuova versione per alcuni giorni. Il motivo è sensato, serve a garantire un rollback rapido nel caso qualcosa vada storto. Nella pratica, però, questo significa che lo spazio occupato dall’intelligenza artificiale in locale raddoppia, anche se in modo temporaneo.
Perché 128 GB non bastano più
Ora, 10 GB su 128 potrebbero non sembrare tantissimi a prima vista. Ma bisogna mettere nel conto che un’installazione pulita di Android occupa già tra i 15 e i 30 GB. E tutto questo prima ancora di aver installato una sola app, scattato una foto, girato un video. Se poi quel video è in 4K, la situazione precipita ulteriormente. Aggiungendo la cache delle applicazioni, qualche documento personale e i file vari che si accumulano nel tempo, è facile capire come i 128 GB vengano erosi molto più in fretta di quanto ci si aspetti.
Va detto che la maggior parte dei produttori ormai parte da 256 GB, almeno nella fascia alta del mercato. Perfino Apple, che storicamente non è mai stata generosa con la memoria di archiviazione, non propone nulla al di sotto di quella soglia: nemmeno il più accessibile iPhone 17e scende sotto i 256 GB.
Ed ecco la parte ironica della faccenda. Una delle principali eccezioni a questa tendenza è proprio Google, che sui suoi Pixel 10 entry level di ultima generazione continua a partire da 128 GB. Secondo le indiscrezioni, lo stesso varrà anche per i futuri Pixel 11, attesi per quest’estate. Se ci si pensa, è un controsenso piuttosto evidente: Google è l’azienda che sta spingendo più di chiunque altro sull’intelligenza artificiale in locale, eppure offre dispositivi con uno storage che rischia di diventare insufficiente proprio a causa di quelle stesse funzionalità AI. Una scelta che appare destinata a risultare anacronistica nel giro di pochissimo tempo.
