Il prossimo Exynos 2800 potrebbe rappresentare il chip più ambizioso mai progettato da Samsung per i propri smartphone, con novità profonde che toccano praticamente ogni aspetto dell’architettura. Non si parla di un semplice aggiornamento incrementale, ma di un cambio di passo che coinvolge CPU, GPU e persino il modo in cui il dispositivo gestirà le operazioni di intelligenza artificiale in locale.
Facciamo un passo indietro. Le ultime generazioni di chip Exynos, a partire da Exynos 2400 montato su Galaxy S24, hanno dimostrato che Samsung ha lasciato alle spalle il disastroso Exynos 2200 e il mai nato Exynos 2300. Il merito va anche ai progressi ottenuti nelle fonderie Samsung con il nodo produttivo a 2 nm, che ha migliorato sensibilmente i rendimenti. Il chip di quest’anno si è dimostrato all’altezza del rivale diretto più vicino, e questo ha dato fiducia a tutta la roadmap futura. Le voci sul prossimo Exynos 2700 parlano di un prodotto che punta a raffinare il lavoro fatto con Exynos 2600, ma è proprio Exynos 2800, atteso per la prima parte del 2028, a promettere il vero salto generazionale.
Nuove architetture proprietarie per CPU e GPU
Stando alle ultime ricostruzioni, Samsung starebbe pianificando di debuttare con almeno due architetture proprietarie all’interno di Exynos 2800, una per la CPU e una per la GPU. Oggi i chip della serie Exynos si appoggiano ai core stock sviluppati da Arm, mentre il comparto grafico sfrutta una soluzione custom nata dalla collaborazione con AMD, basata su architettura RDNA. Con Exynos 2800, Samsung potrebbe tornare a progettare in casa i core Prime della CPU, un po’ come faceva ai tempi dell’architettura Mongoose, utilizzata l’ultima volta su Exynos 990 di Galaxy S20. Quell’esperienza non andò bene, anzi fu uno dei peggiori SoC nella storia dell’azienda. Ma i tempi sono cambiati: Samsung sembra aver lavorato dietro le quinte per anni, e il ritorno a un’architettura proprietaria avverrebbe solo se questa rappresentasse un’evoluzione concreta rispetto a ciò che offre il mercato.
Anche la GPU potrebbe ricevere lo stesso trattamento, con la prima soluzione interamente progettata da Samsung. Qui però i dubbi sono più consistenti. Il mondo Android storicamente fatica a supportare GPU con architetture troppo distanti da quelle più diffuse, ovvero le Adreno di Qualcomm e le Mali/Immortalis di Arm. Samsung stessa ha dovuto affrontare problemi di compatibilità software quando ha introdotto la prima GPU basata su RDNA. E anche Google, con il passaggio alle soluzioni PowerVR di Imagination nel chip G5, ha visto una regressione prestazionale sul campo nonostante una potenza computazionale praticamente identica sulla carta. Insomma, un nuovo cambio architetturale sulla GPU è una scommessa che va gestita con estrema attenzione.
Memorie HBM su smartphone e il futuro dell’AI mobile
Il terzo grande cambiamento atteso per Exynos 2800 riguarda l’introduzione di una nuova generazione di packaging per le memorie HBM, finora utilizzate quasi esclusivamente in ambito server. Grazie a queste memorie, il SoC potrebbe beneficiare di un salto enorme in termini di ampiezza di banda, con un impatto diretto sulle prestazioni AI in locale. Portare le HBM su uno smartphone, però, non è banale: il calore prodotto, le dimensioni dei chip, i consumi energetici e lo spessore complessivo sono tutti fattori critici che, se nel mondo desktop si possono aggirare con relativa facilità, su un dispositivo mobile rappresentano ostacoli seri. Samsung è comunque una delle aziende meglio posizionate su questo fronte, anche grazie alla forte domanda di memorie HBM legata alla crisi dei chip, ed è probabile che stia già lavorando a una versione mobile dedicata.
Se tutto andrà secondo i piani, Exynos 2800 potrebbe finalmente permettere a Samsung di proporre dispositivi top di gamma basati esclusivamente su soluzioni proprietarie, riducendo la dipendenza da Qualcomm. E qualora il chip si dimostrasse una vera alternativa credibile, l’azienda potrebbe anche tornare a fornire processori a produttori terzi, come già accaduto in passato.

