La prima licenza crypto italiana è finalmente realtà. Dopo mesi di attesa e un iter burocratico tutt’altro che semplice, Consob ha rilasciato l’autorizzazione prevista dal regolamento europeo MiCAR (Markets in Crypto-Assets Regulation) a CheckSig, che diventa così il primo operatore del settore nel nostro Paese a operare secondo le nuove regole comunitarie. Una notizia che potrebbe sembrare di routine, se non fosse che l’Italia è rimasta indietro rispetto a praticamente tutta Europa. A marzo 2026, nell’Unione erano già state concesse oltre 200 licenze MiCAR in Paesi come Germania, Francia, Austria e Paesi Bassi. Da noi, zero. Fino ad ora.
CheckSig nasce nel 2019 come spin-off del Digital Gold Institute, think tank europeo dedicato a Bitcoin, cripto-attività e blockchain. Il suo core business è la custodia di criptovalute per conto dei clienti, un servizio che si estende anche ai prestiti garantiti da crypto: in pratica, quando due parti si accordano, CheckSig custodisce gli asset dati in garanzia e monitora le quotazioni per verificare che il valore resti adeguato, il tutto in cambio di una commissione. Col tempo l’azienda ha ampliato la propria offerta, aggiungendo compravendita di criptovalute, piani di accumulo e staking.
Perché l’Italia ha impiegato così tanto
Sul ritardo italiano pesano diversi fattori. Il processo autorizzativo coinvolge sia Banca d’Italia sia Consob, ed è risultato tra i più selettivi e rigorosi dell’intera Unione europea. Non è un dettaglio da poco, poi, che fino a marzo 2026 Consob sia stata guidata da Paolo Savona, dichiaratamente ostile alle criptovalute al punto da considerare “un rischio fatale” la loro legittimazione.
Il regolamento MiCAR, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea il 9 giugno 2023 e pienamente applicabile dal 30 dicembre 2024, introduce obblighi uniformi in tutti i 27 stati membri per i fornitori di servizi crypto (i cosiddetti Casp, Crypto Asset Service Providers). Nel perimetro rientrano la custodia, la gestione di piattaforme di trading, la conversione tra crypto e valute tradizionali, l’esecuzione di ordini, il collocamento di nuovi asset digitali e la consulenza agli investitori. Chi offre questi servizi deve rispettare requisiti precisi su struttura organizzativa, adeguatezza patrimoniale, sicurezza, gestione dei conflitti di interesse e tutela dei clienti.
Chi è già iscritto ha tempo fino al 30 giugno 2026 per ottenere la licenza MiCAR, che di fatto sostituisce quel registro. Dal primo luglio 2026, chi presta servizi crypto a clienti dell’Unione senza autorizzazione MiCAR opererà in violazione della disciplina europea, con conseguenze concrete: cessazione dei servizi, chiusura ordinata con restituzione dei fondi, sanzioni amministrative. L’Esma, l’Autorità europea degli strumenti finanziari, è stata chiara: nessuna eccezione sarà ammessa per ritardi nei procedimenti autorizzativi nazionali.
Cosa cambia per i clienti e per il mercato
Ferdinando Ametrano, Ceo e cofondatore di CheckSig insieme a Paolo Mazzocchi, ha descritto il percorso autorizzativo come “decisamente complesso”, ammettendo che la diffidenza storica verso il mondo crypto, alimentata da scandali e fallimenti passati, ha spinto Consob a porre l’asticella molto in alto. Le richieste, pur risultando talvolta “particolarmente onerose e non sempre pienamente proporzionate alla dimensione dell’azienda”, erano comunque riconducibili a obiettivi di vigilanza comprensibili: governance, controlli, continuità operativa, trasparenza e tutela della clientela.
CheckSig dichiara di aver adottato già dal 2020 un sistema di proof of reserves, ovvero una verifica pubblica degli asset detenuti per conto dei clienti, e di aver stipulato coperture assicurative adeguate. Dal 2024 opera inoltre come sostituto d’imposta per i clienti italiani, occupandosi direttamente di calcolo, trattenuta e versamento delle imposte. Tra le misure previste da MiCAR che l’azienda applica ci sono la separazione tra fondi dei clienti e attività operative, maggiori obblighi di trasparenza su costi e rischi, controlli su antiriciclaggio e gestione del rischio, oltre a procedure di governance per prevenire conflitti di interesse.
Ametrano ha sottolineato che per i clienti esistenti, nella sostanza, non cambia nulla: i servizi proseguono senza interruzioni. Ha però riconosciuto che l’iter autorizzativo ha portato valore, inducendo maggiore chiarezza organizzativa e spingendo l’azienda a rafforzare i presidi di controllo, con l’introduzione del collegio sindacale e la verifica del bilancio tramite una società di revisione. La dimensione nuova che si apre con la licenza crypto italiana è quella istituzionale: CheckSig può ora offrire servizi crypto regolamentati a banche, gestori patrimoniali e istituzioni finanziarie, accelerando l’integrazione delle cripto-attività nel sistema finanziario tradizionale.
