Il primo decreto carburanti approvato dal Governo è diventato ufficialmente legge, ma il sollievo per gli automobilisti appare già molto limitato. La Camera ha dato il via libera definitivo al Dl 33/2026 con 147 voti favorevoli, confermando le misure introdotte per contrastare il forte aumento dei prezzi di benzina e gasolio. Nonostante questo, il costo dei rifornimenti continua a restare elevato e in diversi casi supera ancora i 2 euro al litro.
Il provvedimento era stato presentato a marzo dopo le tensioni internazionali legate alla chiusura dello Stretto di Hormuz, evento che aveva provocato un nuovo aumento delle quotazioni del petrolio. La misura principale introdotta dal decreto riguarda il taglio delle accise di 24,4 centesimi al litro su benzina e diesel, successivamente prorogato fino al 1° maggio.
Il rialzo del petrolio ha ridotto gli effetti del decreto
Il problema principale è che il beneficio generato dalla riduzione delle accise è stato quasi annullato dall’aumento del prezzo del greggio sui mercati internazionali. Di conseguenza, molti automobilisti non hanno percepito un vero calo dei prezzi alla pompa.
Il Governo ha deciso di prolungare il taglio fino al 21 maggio, ma resta forte il dubbio sull’efficacia di interventi temporanei in un contesto così instabile. Il meccanismo adottato ricorda infatti quello già utilizzato nel 2022, durante un’altra fase critica per il mercato energetico.
Aiuti per autotrasporto e pesca
Oltre agli interventi sui carburanti, il decreto introduce anche alcune misure dedicate alle categorie maggiormente colpite dai rincari del diesel. Alle imprese dell’autotrasporto viene riconosciuto un credito d’imposta legato all’aumento dei costi sostenuti tra marzo e maggio rispetto al mese di febbraio, con uno stanziamento massimo di 100 milioni di euro. Anche il settore della pesca potrà beneficiare di un credito del 20% sulle spese per il carburante, con un tetto fissato a 10 milioni.
Per quanto riguarda i controlli, il testo rafforza per tre mesi il ruolo del Garante per la sorveglianza dei prezzi del Ministero delle Imprese, con il supporto della Guardia di Finanza per monitorare eventuali speculazioni lungo la filiera. Secondo uno studio del Codacons basato sui dati Istat, la crisi internazionale starebbe pesando per circa 926 euro annui in più su una famiglia media italiana, considerando l’aumento dei combustibili liquidi registrato negli ultimi mesi.
