Chi ha visto il primo capitolo del reboot di Mortal Kombat cinque anni fa, probabilmente ricorda ancora quel meccanismo narrativo chiamato “Arcana”, introdotto per giustificare i poteri dei personaggi. Non piacque ai fan, non piacque nemmeno al team creativo… e adesso, con l’arrivo di Mortal Kombat II, è come se non fosse mai esistito. Il problema è che eliminare qualcosa dalla narrazione senza spiegarlo non lo fa sparire davvero dalla continuità. E questo crea un buco di sceneggiatura praticamente impossibile da rattoppare.
Facciamo un passo indietro. Mortal Kombat nacque come videogioco nel 1992 ed era considerato una vera minaccia sociale per la sua violenza. Tre anni dopo, però, si trasformò in un film consigliato dai 13 anni in su, un successo clamoroso al botteghino che si inventò quasi tutta la trama di sana pianta. E c’era un motivo comprensibile. Quando iniziò lo sviluppo di quella pellicola, Mortal Kombat II era ancora in fase di test e il primo gioco esisteva solo nelle sale giochi, non sulle console. Insomma, il materiale narrativo su cui lavorare era pochissimo. Ma oggi, con decenni di lore accumulata e una fanbase attentissima, certi strappi alla coerenza narrativa sono molto più difficili da perdonare.
Mortal Kombat: quel concetto dell'”Arcana” che nessuno voleva
Dopo il disastro di Mortal Kombat: Annihilation, la saga era rimasta lontana dal grande schermo per ben 24 anni. Poi nel 2021 il regista Simon McQuoid riportò tutto in vita con un reboot che, nei fatti, funzionò. Il film se la cavò al botteghino e i fan erano contenti di rivedere alcuni dei loro personaggi preferiti. Però c’era un elemento che strideva parecchio.
Il film introdusse questo concetto dell'”Arcana“, una sorta di potere nascosto che ogni personaggio doveva sbloccare per accedere alle proprie abilità. In pratica, Kano riusciva a sparare laser dall’occhio danneggiato, Jax otteneva la sua forza sovrumana, e così via. Tutto passava attraverso questo meccanismo. Il punto è che nei videogiochi una spiegazione del genere non era mai esistita: i personaggi avevano semplicemente i loro poteri, punto e basta. L’aggiunta dell’Arcana risultò quindi forzata, una scelta che non convinse quasi nessuno.
Mortal Kombat II cancella tutto senza spiegazioni
Ecco dove le cose si complicano. Con Mortal Kombat II, uscito nelle sale l’8 maggio 2026 con la regia ancora di Simon McQuoid e un cast che include Karl Urban, Lewis Tan e Joe Taslim, il team creativo ha scelto la strada più drastica possibile, eliminare qualsiasi riferimento all’Arcana. Non una riga di dialogo per giustificarne la scomparsa, non una scena che faccia da ponte con quanto raccontato nel primo film. Semplicemente, quell’elemento non esiste più.
Il problema narrativo è evidente. Ignorare qualcosa non equivale a farlo scomparire dalla continuità di una saga. Se il primo capitolo costruiva una parte della sua logica interna attorno a quel meccanismo, rimuoverlo senza alcuna transizione genera un paradosso narrativo che resta lì, visibile, per chiunque abbia visto entrambi i film. La soluzione implicita sembra essere quella di andare avanti facendo finta che l’Arcana non sia mai stata introdotta. Funzionerà? Difficile dirlo. Ma se a nessuno piaceva quel concetto e lo si taglia di netto dalla narrazione, resta da capire se il pubblico sarà disposto a chiudere entrambi gli occhi oppure se quel buco di sceneggiatura continuerà a far discutere.
