La corsa verso l’idrogeno pulito ha appena ricevuto una spinta che vale, letteralmente, più di un miliardo di euro. La Commissione Europea ha deciso di fare sul serio e ha selezionato nove progetti distribuiti in sette Paesi dell’Area Economica Europea, nell’ambito della terza asta della Banca Europea dell’Idrogeno. Non si tratta di annunci vaghi o promesse a lungo termine: qui si parla di impianti con una capacità complessiva di elettrolisi vicina a 1,1 gigawatt, finanziati con 1,09 miliardi di euro provenienti dal Fondo per l’Innovazione, alimentato a sua volta dai proventi del sistema di scambio delle quote di emissione dell’Unione Europea.
I numeri danno la misura dell’ambizione. Se tutto andrà secondo i piani, nei primi dieci anni di attività questi impianti dovrebbero produrre oltre 1,3 milioni di tonnellate di idrogeno. E l’impatto ambientale? Parliamo di un risparmio stimato di circa 9 milioni di tonnellate di emissioni di anidride carbonica. Cifre che fanno capire quanto la partita dell’idrogeno pulito sia diventata centrale nella strategia energetica europea.
Come funziona il meccanismo delle aste e chi sono i protagonisti
Il sistema scelto per distribuire i fondi è quello dell’asta competitiva. In pratica, le aziende hanno proposto un prezzo per ogni chilogrammo di idrogeno prodotto, chiedendo un sussidio che coprisse la differenza tra i costi reali di produzione e il prezzo di mercato. I premi assegnati oscillano tra un minimo di 0,44 euro e un massimo di 3,49 euro al chilogrammo, il che dà un’idea piuttosto chiara di quanto possano variare le condizioni da progetto a progetto.
Tra i protagonisti spiccano la Danimarca, con i progetti NJK e ALBA, e la Finlandia, che porta sul tavolo l’imponente impianto Cloudberry. Ma la mappa è più ampia: Grecia, Spagna, Austria, Germania e Norvegia completano il quadro. Quest’ultima, in particolare, punta a fornire idrogeno pulito ai settori marittimo e dell’aviazione, che restano tra i più difficili da decarbonizzare e dove le alternative ai combustibili fossili scarseggiano ancora.
Germania e Spagna raddoppiano con fondi nazionali
Oltre al miliardo messo a disposizione dall’Europa, c’è chi ha deciso di non restare a guardare. Germania e Spagna hanno scelto di utilizzare una formula chiamata “Aste come servizio”, aggiungendo altri 1,7 miliardi di euro di fondi nazionali per finanziare progetti che, pur avendo ottenuto una valutazione positiva, erano rimasti fuori dalla selezione comunitaria per esaurimento del budget. Una mossa che porta il totale degli investimenti ben oltre i 2,5 miliardi di euro e che segnala quanto questi due Paesi considerino strategico il tema dell’idrogeno pulito.
Per quanto riguarda le tempistiche, l’agenzia Cinea avvierà la preparazione degli accordi formali di sovvenzione, che dovrebbero essere firmati entro la fine del 2026. Da quel momento, le aziende avranno due anni e mezzo per chiudere gli accordi finanziari e cinque anni per avviare effettivamente la produzione di idrogeno.
