Le auto cinesi in Italia non sono più quella curiosità esotica che faceva sorridere gli addetti ai lavori qualche anno fa. Oggi rappresentano una fetta concreta del mercato, e i numeri lo dimostrano in modo piuttosto eloquente. Secondo i dati UNRAE, nei primi quattro mesi del 2026 sono state immatricolate oltre 78.000 vetture di produzione cinese su un totale di 640.083. Parliamo di circa il 12,5% del mercato: in pratica, un’auto venduta ogni otto esce da una fabbrica cinese. E la cosa interessante è che il fenomeno non ha ancora raggiunto il suo picco, perché diversi marchi sono ancora in fase di lancio o stanno per sbarcare entro fine anno.
Prima di tutto, però, vale la pena chiarire cosa si intende esattamente per “auto cinese”. La questione non è banale. In questa categoria rientrano i marchi nati in Cina e distribuiti con la propria rete ufficiale, come BYD oppure Omoda e Jaecoo. Poi ci sono i brand globali controllati da gruppi cinesi ma con un’identità storica europea: è il caso di Volvo, Polestar o Lotus, tutti sotto l’ombrello del gruppo Geely. Infine, ci sono importatori e brand italiani che commercializzano modelli di origine cinese con modifiche più o meno leggere, come DR, Cirelli ed EMC.
I marchi cinesi già presenti sul mercato italiano
MG è il marchio più venduto tra quelli cinesi in Italia, piazzatosi all’undicesimo posto nella classifica assoluta del primo quadrimestre 2026. Lo storico brand britannico, oggi parte del gruppo SAIC e presente dal 2021, offre una gamma che va dai SUV ibridi alle elettriche. BYD segue al secondo posto per volumi, con una crescita del 171% ad aprile rispetto all’anno precedente e un catalogo che include sia elettriche pure che plug-in hybrid. Poi c’è Leapmotor, la vera sorpresa dell’anno: la T03 è stata la terza auto più venduta in Italia ad aprile 2026, distribuita attraverso la rete Stellantis grazie alla partnership con il gruppo italofrancese. Omoda e Jaecoo, entrambe del gruppo Chery, hanno registrato una crescita del 310% e si stanno ritagliando uno spazio solido nel segmento dei SUV di fascia media.
L’elenco dei marchi già operativi è lungo. Ci sono Zeekr, Dongfeng con i brand premium Voyah e MHero, Geely che è arrivata nel 2026 con le elettriche EX5 e Starray, Xpeng con due SUV elettrici, DFSK tra SUV e veicoli commerciali, Forthing con modelli termici e ibridi, Maxus specializzata in veicoli commerciali elettrici, Lynk & Co con i SUV plug-in del gruppo Geely, e SWM, marchio lombardo con produzione cinese.
Un discorso a parte lo merita il gruppo DR. Il marchio molisano ha costruito un vero e proprio ecosistema di importazione e rebranding che comprende DR stessa, più i brand Evo, Ich-X, Sportequipe e Tiger, tutti basati su modelli cinesi adattati per il mercato europeo. Stesso approccio seguito da Cirelli ed EMC (Eurasia Motor Company).
Le auto cinesi in Italia che devono ancora arrivare
Il gruppo Chery sta ampliando ulteriormente la sua presenza nel nostro paese. Dopo Omoda e Jaecoo, nel 2026 è arrivato Lepas con i SUV L8, L6 e L4, posizionato su una fascia più premium. Sono in arrivo anche iCaur, specializzato nel fuoristrada, ed Exlantis. Il gruppo Changan sta invece entrando con il marchio Deepal e i suoi SUV elettrici S05 e S07. Nel frattempo, Denza, il marchio premium nato dalla collaborazione tra BYD e Mercedes, ha debuttato in Italia nell’aprile scorso, così come GWM.
Complessivamente, le auto cinesi in Italia fanno capo a oltre venti marchi diversi, ma entro la fine dell’anno potrebbero arrivare a sfiorare quota trenta.
