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Mercato auto aprile 2026: vendite su, ma le stime calano

Aprile 2026 segna un +11,6% per le immatricolazioni, ma UNRAE taglia le previsioni annuali di 10mila unità: fiducia incrinata e volumi ancora lontani dal pre-pandemia.

scritto da Manuel De Pandis 07/05/2026 0 commenti 2 Minuti lettura
mercato auto
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Il mercato auto italiano chiude aprile 2026 con 155.210 nuove immatricolazioni, segnando una crescita dell’11,6% rispetto alle 139.106 unità dello stesso mese del 2025. Un risultato che sulla carta fa sorridere, e che porta il primo quadrimestre a quota 640.083 vetture (+9,8%). Eppure, a guardare bene, la storia è più complicata di così. Il confronto con il 2019 resta impietoso: mancano ancora il 10,2% dei volumi pre pandemia, un divario che continua a pesare su tutta la filiera.

Ed ecco il paradosso. Proprio mentre i numeri di vendita migliorano, UNRAE ha deciso di tagliare di 10.000 unità la stima complessiva per il mercato auto 2026, portandola a 1.530.000 immatricolazioni. Su base annua il segno resta tecnicamente positivo (+0,3% sul 2025), ma il vero metro di paragone rimane il periodo pre pandemia: rispetto al 2019 mancheranno all’appello circa 387.000 vetture, con un calo del 20,2%. Il presidente UNRAE Roberto Pietrantonio parla apertamente di fiducia incrinata. Famiglie e imprese continuano a rimandare le decisioni di acquisto perché lo scenario muta più rapidamente delle loro certezze. Il mercato si muove, sì, ma resta ostaggio di un contesto fragile.

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Elettrico in crescita, ma il quadro è distorto da un singolo modello

Guardando alle alimentazioni, la transizione è ancora in piena turbolenza. Le auto elettriche pure (BEV) salgono all’8,5% di quota, quasi il doppio rispetto al 4,8% di aprile 2025, mentre le ibride plug in (PHEV) toccano il 9,1%, in netto rialzo dal 5,7%. Il totale delle vetture ricaricabili arriva al 17,6%.

C’è però un dettaglio che cambia la lettura di questi numeri. Il risultato delle BEV sconta ancora l’effetto degli incentivi 2025, con una concentrazione anomala su un solo brand e un solo modello dal listino già contenuto, reso ancora più accessibile da un abbattimento di prezzo di circa 11.000 euro legato agli ecobonus. Questa singola referenza pesa circa il 31% del totale BEV immatricolato: un fenomeno che distorce parecchio la percezione della reale maturità del segmento elettrico.

Le ibride, intanto, restano regine indiscusse del mercato auto, con una quota aggregata del 49,1% ad aprile: 16,5% le full hybrid, 32,6% le mild hybrid. Le motorizzazioni a benzina crollano al 20,4%, il diesel scende al 6,9% e il GPL scivola al 6,1%.

Classifica marchi e lo sguardo ai dazi di Trump

Tra i brand, Fiat conferma il primato con 16.009 unità, in crescita del 31,02% e una quota del 10,31%. Toyota e Volkswagen completano il podio rispettivamente con 11.369 e 11.260 immatricolazioni.

Ma il vero terremoto arriva dai costruttori cinesi. BYD mette a segno un clamoroso +171,66% con 4.572 vetture, Leapmotor balza da 321 a 4.496 unità in un solo anno, mentre Omoda&Jaecoo vola del 310,76%. Sul fronte opposto soffrono Ford (in calo del 26,76%), Hyundai (meno 36,27%), Alfa Romeo (meno 33,09%) e Peugeot (meno 7,54%). Bene invece Mercedes (+31,71%) e Audi (+15,51%) nel segmento premium.

Sullo sfondo pesa la questione internazionale. UNRAE ha preso posizione netta rispetto alle dichiarazioni di Donald Trump sul possibile aumento al 25% dei dazi sull’automotive europeo: la competitività si difende con investimenti, visione industriale e cooperazione, non erigendo barriere che sul medio periodo finiscono per penalizzare imprese e consumatori su entrambe le sponde dell’Atlantico.

A livello territoriale, il Nord Est guida al 34,7% di quota, mentre il Nord Ovest cede 3,3 punti scendendo al 25,7%. Recuperano Sud e Isole, rispettivamente al 9,6% e 5,6%. I SUV continuano a dominare la domanda: il segmento B SUV vale il 30,5%, il C SUV sale al 22,9%, il D SUV cresce al 7,6%. Le berline tradizionali arretrano in quasi tutte le fasce. Le emissioni medie di CO2 delle nuove immatricolazioni scendono a 107,2 g/km ad aprile, con un calo del 6,2%, e a 107,7 g/km nel quadrimestre. Un progresso reale, ma ancora insufficiente rispetto alla rotta tracciata dalle regole comunitarie. Senza infrastrutture di ricarica capillari e una politica commerciale ragionevole, secondo UNRAE la transizione rischia di restare un esercizio teorico.

elettricoimmatricolazioniincentivimercatoUNRAE
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Manuel De Pandis

Filmmaker, giornalista tech.

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