Il telefono AI di OpenAI potrebbe arrivare molto prima del previsto, con la produzione di massa ora spostata alla prima metà del 2027. Una tempistica che sorprende parecchi osservatori, considerando che fino a poche settimane fa si parlava di un orizzonte decisamente più lontano. L’analista Ming-Chi Kuo, figura di riferimento nel settore per le previsioni sui dispositivi tech, ha aggiornato le proprie stime suggerendo che OpenAI stia accelerando i tempi in modo significativo. Il motivo? Rafforzare la propria posizione nella categoria dei dispositivi basati su agenti AI e, forse, preparare il terreno per una futura IPO.
MediaTek in pole position per il processore
La notizia più interessante dal punto di vista tecnico riguarda il cuore dello smartphone. Secondo le ultime indicazioni, MediaTek sarebbe ora il fornitore più probabile dei processori destinati al telefono AI di OpenAI. Si parla in particolare di una versione personalizzata del Dimensity 9600, costruita sulla piattaforma avanzata N2P di TSMC. Parliamo di un nodo produttivo di nuova generazione, il che significa prestazioni più elevate e consumi energetici contenuti. Non esattamente roba da poco.
Quello che colpisce è la direzione scelta per il chip. Non si tratta di un processore pensato per fare tutto un po’, come accade nella maggior parte degli smartphone attuali. Qui l’architettura sembra orientata quasi interamente verso intelligenza artificiale e funzionalità legate alla visione. Tra le specifiche trapelate, spicca un design con doppia NPU, cioè un’unità di elaborazione neurale raddoppiata rispetto allo standard, progettata per gestire carichi di lavoro AI in modo nativo e molto più fluido.
Un chip costruito attorno all’intelligenza artificiale
Il processore destinato al telefono AI di OpenAI non si limiterebbe alla potenza di calcolo pura. Secondo quanto emerso, il chip dovrebbe integrare anche un ISP potenziato (il processore dedicato all’elaborazione delle immagini), con sensori HDR migliorati. Questo dettaglio suggerisce che la fotocamera, o più in generale il sistema di visione del dispositivo, avrà un ruolo centrale nell’esperienza d’uso. E ha senso: se si vuole costruire un telefono che funziona come un vero agente intelligente, la capacità di “vedere” e interpretare il mondo circostante diventa fondamentale.
A completare il quadro, ci sarebbe anche il supporto per memorie e storage di nuova generazione. Significa più velocità nel trasferimento dei dati e nella gestione dei modelli AI direttamente sul dispositivo, senza dover dipendere continuamente dal cloud. Un aspetto che potrebbe fare davvero la differenza nell’uso quotidiano, soprattutto per operazioni complesse che richiedono risposte immediate.
Il fatto che OpenAI stia puntando su MediaTek piuttosto che su altri produttori di chip rappresenta una scelta interessante. MediaTek negli ultimi anni ha investito moltissimo nel segmento premium, e il Dimensity 9600 in versione personalizzata potrebbe essere il progetto più ambizioso mai realizzato dal chipmaker taiwanese per un singolo partner. La collaborazione con TSMC sul nodo N2P aggiunge un ulteriore livello di sofisticazione tecnica all’intera operazione.
La produzione di massa prevista per la prima metà del 2027 lascia comunque spazio a possibili cambiamenti. Nello sviluppo hardware i ritardi non sono rari, e portare sul mercato un dispositivo con queste caratteristiche richiede una catena di fornitura solida e tempi di validazione rigorosi. Quello che appare chiaro, però, è che il telefono AI di OpenAI non è più un progetto vago o esplorativo: le specifiche iniziano a prendere forma concreta, con un chip dedicato, un fornitore identificato e una finestra temporale definita per il lancio.
