La possibile disgregazione di Phobos, la più grande luna di Marte, è uno degli scenari più affascinanti che l’astrofisica moderna stia studiando. E secondo quanto emerge da nuove analisi, la trasformazione di Phobos in un sistema di anelli planetari potrebbe avvenire molto prima di quanto si pensasse fino a poco tempo fa.
Il destino di questa luna è segnato da tempo, su questo la comunità scientifica non ha mai avuto grandi dubbi. Phobos orbita troppo vicino a Marte e la sua traiettoria si sta progressivamente restringendo. La forza di marea gravitazionale esercitata dal pianeta rosso la sta lentamente ma inesorabilmente attirando verso di sé. Quello che cambia, però, è la tempistica. E qui entra in gioco un fattore decisivo, la composizione interna di Phobos.
Phobos, roccia solida o ammasso di detriti? Il dilemma che cambia tutto
Il punto cruciale sta nel capire se Phobos sia un corpo essenzialmente compatto, una sorta di roccia solida tenuta insieme dalla propria struttura, oppure un ammasso di detriti aggregati dalla gravità, quello che in gergo si chiama “rubble pile”. La differenza non è da poco, anzi è praticamente tutto. Un corpo solido resisterebbe molto più a lungo alle forze di marea prima di frammentarsi, mentre un ammasso di detriti cederebbe in tempi significativamente più rapidi.
Le nuove valutazioni suggeriscono che, nel caso in cui Phobos si comporti più come un aggregato poroso e frammentato che come un blocco roccioso uniforme, la sua disgregazione potrebbe anticiparsi in modo notevole rispetto alle stime precedenti. In pratica, Marte potrebbe ritrovarsi circondato da un anello di detriti e polveri in un futuro geologicamente molto più prossimo di quanto ipotizzato.
Non sarebbe comunque un evento imminente su scala umana, sia chiaro. Si parla sempre di milioni di anni. Ma nel contesto della storia del sistema solare, la differenza tra le due stime è tutt’altro che trascurabile. L’accelerazione dello scenario legato alla struttura a rubble pile rende Phobos un caso di studio ancora più interessante per chi si occupa di dinamica orbitale e di evoluzione dei corpi minori nel sistema solare.
Cosa significherebbe per Marte un sistema di anelli
Se Phobos dovesse effettivamente disgregarsi, Marte diventerebbe un pianeta con anelli, un po’ come Saturno, anche se su scala decisamente più modesta. I frammenti della luna si distribuirebbero lungo l’orbita formando una fascia di materiale che, col tempo, potrebbe anche evolvere ulteriormente, con parti che finirebbero per precipitare sulla superficie marziana.
È un processo che alcuni ricercatori ritengono possa essersi già verificato in passato. Non è escluso, infatti, che Marte abbia già avuto anelli in epoche remote e che la stessa Phobos possa essere, almeno in parte, il risultato di una precedente aggregazione di materiale orbitale. Un ciclo di formazione e distruzione che si ripeterebbe nel tempo.
Quello che rende questa prospettiva particolarmente rilevante è anche il fatto che la missione giapponese MMX (Martian Moons eXploration) punta proprio a raggiungere Phobos per raccogliere campioni e riportarli sulla Terra. Capire la reale struttura interna della luna marziana non è solo una questione accademica: è un tassello fondamentale per prevedere con maggiore precisione quando e come avverrà la sua fine. E quindi, di riflesso, quando Marte cambierà faccia per sempre.
La risposta definitiva sulla natura di Phobos, se roccia compatta o cumulo di macerie spaziali, potrebbe arrivare proprio dai dati raccolti da quella missione.
