La questione è seria e riguarda milioni di utenti, anche se a prima vista può sembrare una faccenda puramente burocratica. AGCOM ha inoltrato alla Commissione europea una richiesta formale per far verificare il funzionamento di due servizi di Google che stanno cambiando radicalmente il modo in cui si cercano informazioni online: AI Overviews e AI Mode. Queste funzionalità, ormai integrate nel motore di ricerca, sfruttano l’intelligenza artificiale per generare risposte sintetiche direttamente nella pagina dei risultati. Il problema? Chi cerca qualcosa ottiene già tutto lì, senza mai cliccare sui siti originali da cui quelle informazioni provengono. Ed è proprio questo il nodo centrale della segnalazione.
L’azione di AGCOM si fonda sul Digital Services Act (DSA), e nello specifico sull’articolo 65, che dà la possibilità di richiedere una valutazione sui rischi sistemici e sulla trasparenza delle grandi piattaforme digitali. Va detto che la decisione interna all’autorità non è stata presa all’unanimità: la commissaria Elisa Giomi ha votato contro.
Il quadro normativo e gli obblighi per Google secondo il DSA
Il contesto in cui si inserisce questa vicenda è piuttosto articolato. Da una parte esiste già un’indagine antitrust, avviata il 9 dicembre 2025 dalla Commissione europea, che punta a verificare un possibile abuso di posizione dominante da parte di Google. In quel caso si parla soprattutto dell’utilizzo di contenuti editoriali e video senza una compensazione adeguata. Dall’altra parte, la segnalazione di AGCOM ha un perimetro diverso e si concentra sugli effetti sociali e informativi delle nuove funzionalità basate sull’intelligenza artificiale.
Secondo il DSA, piattaforme di grandi dimensioni come Google Search, classificate come VLOSE (Very Large Online Search Engine), devono rispettare obblighi ben precisi. L’articolo 27 impone trasparenza sui criteri che determinano la visibilità dei contenuti. L’articolo 34 richiede una valutazione periodica dei rischi, compresi quelli legati al pluralismo informativo. E l’articolo 35 prevede l’adozione di misure concrete per mitigare eventuali effetti negativi.
Le preoccupazioni degli editori e il fenomeno della zero click search
Dietro la segnalazione di AGCOM c’è anche la voce della FIEG, la federazione degli editori, che ha sollevato due criticità molto concrete. La prima riguarda la drastica diminuzione del traffico verso i siti web degli editori, causata dal fenomeno della cosiddetta zero click search. Le stime parlano di cali che arrivano fino al 40%, un dato che per molte testate può significare la differenza tra sostenibilità e chiusura.
La seconda criticità tocca un tema ormai noto a chiunque abbia avuto a che fare con le risposte generate dall’intelligenza artificiale: le cosiddette “allucinazioni”, cioè risposte inesatte o addirittura inventate, che risultano difficili da verificare per gli utenti comuni. Quando AI Overviews restituisce un’informazione sbagliata con la stessa sicurezza di una corretta, il rischio di disinformazione diventa tutt’altro che teorico.
C’è poi un ulteriore aspetto che rende la situazione particolarmente spinosa. Gli editori hanno tecnicamente la possibilità di escludere i propri contenuti dalle risposte generate dall’intelligenza artificiale di Google, ma farlo comporta anche l’uscita dall’indice di ricerca generale. Il che significa, in pratica, sparire dal web. Una scelta che non è davvero una scelta.
