Terna e la sua strategia di open innovation tornano al centro del dibattito con un evento che ha messo in fila collaborazioni internazionali, partnership accademiche e una visione molto chiara: nessuna grande organizzazione può più pensare di innovare chiusa in sé stessa. Tanto meno quando si parla di reti elettriche, transizione energetica e digitalizzazione, tre fronti che si intrecciano e complicano a vicenda. La complessità delle sfide attuali impone di guardare fuori, verso startup, università e centri di ricerca sparsi per il mondo. Ed è esattamente quello che Terna sta facendo da anni, con una strategia che ora trova un ulteriore tassello nella collaborazione con la University of California, Berkeley.
Un paradigma aperto per affrontare la doppia transizione
A Roma, nell’Auditorium del Gruppo, si è tenuto l’evento “Innovating the grid, an open innovation perspective”, dedicato proprio alla collaborazione avviata nel 2025 tra Terna e l’Institute for Business Innovation (IBI) di UC Berkeley, centro accademico di riferimento nel campo dell’open innovation, dell’imprenditorialità tecnologica e dello sviluppo di ecosistemi startup. Ospite d’onore: il professore Henry Chesbrough, docente della UC Berkeley Haas School of Business e, di fatto, il padre del concetto stesso di open innovation.
Chesbrough ha ricordato come per gran parte del ventesimo secolo il modello chiuso di innovazione abbia funzionato egregiamente, radicandosi nella cultura di moltissime organizzazioni. Poi qualcosa si è rotto. La mobilità del capitale umano, il ruolo crescente delle università, la globalizzazione e l’esplosione del venture capital hanno redistribuito le carte. Oggi una quota sempre maggiore della ricerca e sviluppo avviene in aziende più piccole. Il sistema è diventato distribuito.
Terna ha fatto propria questa consapevolezza da tempo. La sua strategia di open innovation funziona in modo bilaterale: da una parte si attinge a collaborazioni, sinergie e confronti esterni, dall’altra si restituisce valore attraverso il ruolo di validatore industriale, mettendo a disposizione competenze distintive sul sistema elettrico per valutare applicabilità e scalabilità delle tecnologie emergenti.
Dalla Silicon Valley a un network globale di innovazione
Nel suo percorso, Terna è approdata in diversi luoghi strategici. Uno dei più significativi è la Silicon Valley, dove opera il Terna Innovation Zone San Francisco. Proprio in California è nata la collaborazione con UC Berkeley, pensata per rafforzare il ruolo dell’azienda nell’ecosistema dell’innovazione internazionale. L’ateneo californiano è un punto di riferimento mondiale, anche se la sua ascesa a polo di eccellenza per l’imprenditorialità non è stata affatto lineare e ha richiesto cambiamenti culturali profondi e un riconoscimento più maturo del valore delle collaborazioni con l’industria.
Per Terna il confronto con Berkeley si sviluppa lungo diversi assi. In una logica di open innovation, risulta particolarmente prezioso poter osservare da vicino i fenomeni emergenti nell’ecosistema che gravita attorno all’università: startup, spin-off, trasferimento tecnologico verso il mercato. Grazie a un programma di Visiting Fellow, parte integrante dell’accordo, un innovation specialist del Gruppo ha trascorso alcuni mesi presso l’ateneo, partecipando a incontri con startup, attività di networking e programmi di formazione avanzata.
Queste esperienze non restano confinate in California. Terna ha aperto Innovation Zone anche a Tunisi, nell’area Adriatica e a Torino. Ciascuno ha una missione legata al proprio contesto, ma nessuno può ignorare ciò che accade nel principale ecosistema di innovazione mondiale. Il research paper pubblicato da Berkeley, intitolato “Innovation Outposts: how they create value for a Company. A five-archetypes framework”, analizza proprio questi presidi territoriali e il loro impatto sul valore generato per l’azienda.
Oltre Berkeley: Stanford, MIT e la dimensione europea
La strategia di Terna non si limita a un singolo partner accademico. Partnership strutturate sono attive con Stanford University e il Massachusetts Institute of Technology (MIT). Con Stanford, Terna è stata la prima società italiana ad aderire al programma Stanford Energy Corporate Affiliates (SECA), promosso dal Precourt Institute for Energy, che include l’iniziativa Bits&Watts sulle reti elettriche del futuro. Di grande attualità, in questo contesto, il programma sull’alimentazione sostenibile dell’intelligenza artificiale: l’AI può rivoluzionare il mondo dell’energia attraverso l’ottimizzazione dei dati, ma al tempo stesso richiede enormi quantità di energia elettrica.
Con il MIT, l’adesione al consorzio Future Energy Systems Center, parte del MIT Energy Initiative (MITEI), punta sulla transizione energetica creando un ponte tra industria e ricerca accademica per trovare soluzioni concrete alla decarbonizzazione. Il dialogo con questi poli globali è destinato a proseguire e può fare scuola per altre realtà europee che non hanno ancora agganciato il corso dell’open innovation. Come sottolineato da Chesbrough all’evento romano: “Non è una moda, ma una risposta strutturale a un mondo in cui la conoscenza è distribuita, mobile e globale. Le organizzazioni che riescono a collaborare con questo ecosistema esteso sono quelle che riescono a innovare e crescere in modo sostenibile”.
A livello continentale, Terna è parte attiva di questo modello attraverso la TSO Innovation Alliance, promossa insieme ai principali operatori di trasmissione europei. Come evidenziato da Carla Napolitano, Responsabile Innovazione Terna, “le sfide legate alla resilienza delle reti, alla sicurezza degli approvvigionamenti e all’efficienza hanno una dimensione continentale e richiedono risposte non proprietarie ma condivise e sistemiche”.
