La battaglia legale tra Meta e il New Mexico sta per entrare in una fase decisiva, e la posta in gioco è altissima: l’azienda di Menlo Park potrebbe decidere di ritirare completamente Facebook, Instagram e WhatsApp dallo stato americano piuttosto che adeguarsi alle misure imposte per la protezione dei minori. Non è una provocazione da poco, e vale la pena capire cosa sta succedendo davvero.
Il primo processo e la condanna di Meta
Tutto nasce dalla violazione della legge statale Unfair Practices Act. Il primo processo ha stabilito che Meta ha ingannato i consumatori sulla reale capacità delle sue piattaforme di proteggere gli utenti minorenni. Il risultato? Una condanna al pagamento di un risarcimento danni pari a circa 330 milioni di euro. Già questo basterebbe a far notizia, ma il vero nodo è un altro. Il 4 maggio 2026 parte la seconda fase del procedimento, quella in cui il giudice Bryan Biedscheid dovrà decidere quali rimedi concreti Meta sarà obbligata ad adottare. E qui le cose si complicano parecchio.
Il Procuratore Generale del New Mexico, Raúl Torrez, ha messo sul tavolo una lista di richieste piuttosto ambiziosa. Si va dalla verifica dell’età obbligatoria fino all’eliminazione della crittografia end-to-end per gli utenti minorenni, passando per un limite di 90 ore al mese di utilizzo di Facebook, Instagram e WhatsApp. Non è finita: viene chiesto anche di individuare il 99% dei contenuti pedopornografici, il ban permanente per gli adulti che tentano di adescare minori e il divieto di funzionalità considerate capaci di generare dipendenza, come lo scroll infinito, l’autoplay, i suggerimenti algoritmici e le notifiche.
La risposta di Meta: impossibile adeguarsi
La posizione dell’azienda di Menlo Park è netta. Secondo il portavoce Andy Stone, queste modifiche sono semplicemente impraticabili dal punto di vista tecnico. Meta sostiene che non esiste un sistema capace di intercettare il 99% dei contenuti pedopornografici. Per quanto riguarda la verifica dell’età, l’azienda avverte che richiederebbe la raccolta di dati personali molto sensibili, come documenti di identità e scansioni facciali, senza contare che un ragazzino con una VPN potrebbe aggirarla in pochi secondi.
Ed è proprio su questa base che arriva la minaccia più clamorosa. Se il giudice dovesse approvare i rimedi richiesti dal Procuratore Generale, Meta ha fatto sapere che Facebook, Instagram e WhatsApp non sarebbero più accessibili agli utenti del New Mexico. Secondo l’azienda, questa sarebbe l’unica soluzione realmente praticabile per rispettare l’eventuale ingiunzione. In pratica, piuttosto che riprogettare le proprie app secondo criteri che ritiene irrealizzabili, Meta preferisce togliere tutto dal tavolo e lasciare un intero stato senza accesso ai suoi servizi.
Cosa succede adesso
Il secondo processo si terrà senza giuria, e il giudice Biedscheid ha già respinto la richiesta di rinvio presentata da Meta. La situazione è quindi in rapida evoluzione. Da un lato c’è uno stato che chiede tutele molto aggressive per i minori, dall’altro un colosso tecnologico che considera quelle stesse tutele tecnicamente impossibili da implementare. La decisione del giudice avrà un peso enorme, non solo per il New Mexico, ma potenzialmente come precedente per altre azioni legali simili in giro per gli Stati Uniti. Se Meta dovesse davvero ritirare le sue app dallo stato, sarebbe la prima volta che un’azienda di queste dimensioni sceglie di abbandonare un mercato locale americano pur di non modificare il funzionamento delle proprie piattaforme.
