Uno stadio superiore di un razzo Falcon 9 di SpaceX è destinato a schiantarsi sulla Luna il prossimo 5 agosto 2026. Non è fantascienza e non è nemmeno uno scenario catastrofico. Si tratta di un pezzo di hardware spaziale rimasto in orbita dopo aver completato la sua missione, che ora sta seguendo una traiettoria che lo porterà dritto contro la superficie lunare. L’impatto, secondo le stime attuali, avverrà a una velocità di circa 8.748 Km/h (2,43 Km/s). A parte la formazione di un piccolo cratere, non ci saranno danni a cose o persone, visto che sulla Luna al momento non vive nessuno.
SpaceX: come ci è finito uno stadio del Falcon 9 in rotta verso la Luna
Il Falcon 9 è un razzo a due stadi. Lo stadio inferiore, quello che ha reso celebre SpaceX per le sue spettacolari manovre di atterraggio, torna regolarmente sulla Terra. Lo stadio superiore, invece, dopo aver rilasciato il carico utile, resta generalmente in orbita oppure brucia rientrando nell’atmosfera. Almeno in teoria. In questo caso specifico, il lancio risale al 15 gennaio 2025, quando il razzo partì trasportando due lander lunari: Blue Ghost di Firefly Aerospace e Haruto-R/Resilience di ispace.
Il fairing, ovvero la carenatura che protegge il carico durante il lancio, è rientrato nell’atmosfera il 15 marzo dello stesso anno. Lo stadio superiore, però, è rimasto lassù. E adesso, stando ai calcoli dell’astronomo Bill Gray, autore del noto software Project Pluto utilizzato per il tracciamento degli oggetti spaziali, quel pezzo di razzo colpirà la Luna alle ore 8:44 italiane del 5 agosto 2026.
Per dare un’idea delle dimensioni. Lo stadio superiore del Falcon 9 è alto 13,8 metri con un diametro di 3,7 metri. La Luna, priva di atmosfera, non offre alcun tipo di frenata naturale, quindi l’oggetto arriverà alla superficie alla velocità piena. Il punto d’impatto previsto si trova all’interno o nelle vicinanze del cratere Einstein, situato nella parte nord-occidentale del lato visibile della Luna. Detto questo, l’evento sarà probabilmente troppo debole per essere rilevato dai telescopi terrestri.
Il problema degli stadi in orbita e il futuro delle basi lunari
Oggi sulla Luna non c’è nessuno e un impatto del genere non rappresenta alcun rischio concreto. Ma il quadro cambia se si guarda avanti di qualche anno. Sia gli Stati Uniti che la Cina hanno pianificato la costruzione di basi lunari permanenti al Polo Sud, e il numero di lanci verso la Luna è destinato a crescere in modo considerevole. Più razzi significano più stadi superiori che restano in orbita, e con essi aumenta anche la probabilità statistica che qualcuno di questi frammenti possa colpire zone dove in futuro saranno presenti insediamenti umani, rover o apparecchiature.
La soluzione più logica, almeno sulla carta, esiste già. Collocare gli stadi superiori in orbite di smaltimento intorno al Sole, su traiettorie studiate per evitare qualsiasi rischio di collisione con la Terra o con la Luna. È una questione che diventerà sempre più urgente man mano che l’attività spaziale si intensificherà, specialmente con il ritmo di lanci sostenuto dai Falcon 9 e da altri vettori di nuova generazione.
