Motori a luce metajet per raggiungere Alpha Centauri in appena vent’anni. Questo è quanto proposto da uno studio fresco di pubblicazione. Il sistema stellare più vicino al nostro è da sempre considerato una specie di traguardo simbolico per l’esplorazione interstellare, ma con le tecnologie disponibili oggi servirebbe un tempo che fa girare la testa: centinaia di migliaia di anni. E investimenti miliardari che nessuno, almeno per ora, è disposto a mettere sul tavolo. In pratica, un sogno bellissimo ma confinato nei romanzi e nelle sceneggiature di Hollywood.
Il progetto della Texas A&M University e il funzionamento dei metajet
Poi arriva una ricerca della Texas A&M University che rimescola le carte. Il gruppo di lavoro ha messo a punto un concetto di propulsione basato esclusivamente sulla luce, e il risultato, almeno sulla carta, è impressionante: il viaggio verso Alpha Centauri potrebbe durare circa due decenni. Non duemila anni, non centomila. Venti. Il cuore di questa tecnologia sta nei metajet, che sono dispositivi di dimensioni microscopiche. Per dare un’idea concreta, parliamo di oggetti larghi poche decine di micron, meno dello spessore di un capello umano. Roba che non si vede a occhio nudo, insomma.
Ma cosa fanno esattamente questi metajet? Sono composti da metasuperfici, strutture sulle quali sono incisi motivi infinitesimali, talmente piccoli da sfuggire a qualsiasi percezione umana. Eppure quei motivi riescono a fare qualcosa di straordinario: manipolare il comportamento della luce che li colpisce. È proprio questa capacità a generare la spinta propulsiva. Niente combustibile chimico, niente reazioni nucleari. Solo luce. Il concetto, per quanto possa sembrare elementare nella descrizione, rappresenta in realtà una delle frontiere più avanzate della fisica applicata alla propulsione spaziale.
Perché Alpha Centauri resta il grande obiettivo dell’esplorazione interstellare
Alpha Centauri non è scelto a caso come destinazione di riferimento. È il sistema stellare più prossimo al Sole e, soprattutto, presenta caratteristiche che gli scienziati considerano promettenti per la ricerca di vita extraterrestre. È il banco di prova ideale: se un giorno l’umanità riuscirà davvero a mandare qualcosa oltre i confini del sistema solare, quello sarà quasi certamente il primo indirizzo della lista. Il problema, fino a oggi, era sempre stato lo stesso. Le distanze coinvolte sono talmente enormi che qualsiasi propulsore convenzionale trasforma il viaggio in un’impresa impossibile su scala umana. Centinaia di migliaia di anni significano che nessun equipaggio, nessuna generazione, potrebbe mai vedere l’arrivo.
