Il rapporto tra OpenAI e Microsoft non è più quello di una volta, e Amazon non ha perso nemmeno un secondo per farsi avanti. In meno di 48 ore è cambiato praticamente tutto. L’azienda guidata da Sam Altman ha rinegoziato l’accordo con Microsoft, ha eliminato la famosa clausola sulla AGI e ha stretto una nuova alleanza con Amazon Web Services. Le esclusive, nell’era dell’intelligenza artificiale, contano sempre meno. Conta molto di più il flusso di finanziamenti.
Per anni Microsoft è stata di fatto l’unica via d’accesso alla tecnologia di OpenAI nel cloud per le altre aziende. Tutto questo è finito questa settimana, con una rinegoziazione profonda dell’intero accordo tra le due compagnie. Il giorno dopo, OpenAI era già presente su AWS. Una mossa che segna l’inizio di una fase nuova, in cui OpenAI vuole essere ovunque e non soltanto su Azure.
Vale la pena ricostruire come si è arrivati fin qui. Nel 2019 Microsoft investì circa 900 milioni di euro in OpenAI, diventandone il fornitore esclusivo di capacità computazionale. L’investimento complessivo poi ha superato i 12 miliardi di euro. Nel 2023, il lancio di ChatGPT ha trasformato OpenAI nel punto di riferimento dell’intelligenza artificiale. Con quella nuova scala sono arrivate anche le frizioni. Per soddisfare la domanda serviva più potenza di calcolo di quella che Microsoft poteva o voleva fornire. Nel 2025 OpenAI si è ristrutturata per diventare un’azienda a scopo di lucro. Microsoft ha dato il via libera, ma l’accordo restava teso. OpenAI avrebbe addirittura valutato di rivolgersi alle autorità antitrust per uscire dal contratto.
OpenAI e Microsoft, i nuovi termini dell’accordo e la scomparsa della clausola AGI
Le due compagnie hanno trasformato la loro relazione in qualcosa di molto più aperto. Microsoft conserva l’accesso ai modelli di OpenAI fino al 2032, ma non più in esclusiva, qualsiasi altro fornitore cloud può ora accedervi. OpenAI continuerà a versare una parte dei propri ricavi a Microsoft fino al 2030, con un tetto massimo. Azure resta la prima destinazione per i prodotti di OpenAI, a meno che Microsoft non sia in grado di fornire il supporto necessario. In quel caso, OpenAI può rivolgersi liberamente a chiunque altro.
Poi c’è la questione dell’intelligenza artificiale generale. L’accordo originale conteneva una clausola legata al raggiungimento della cosiddetta AGI, un concetto che non ha ancora una definizione condivisa nel settore ma che, per capirci, indica il momento in cui i sistemi artificiali diventerebbero capaci quanto il cervello umano. Secondo i vecchi termini, quel traguardo avrebbe potuto modificare l’accordo o interrompere i pagamenti. Per mesi, il dibattito su quando e come dichiarare quella condizione era stato fonte di tensione tra le parti. Con il nuovo accordo, quel linguaggio sparisce del tutto: i pagamenti proseguiranno fino al 2030 indipendentemente dal progresso tecnologico di OpenAI.
Amazon entra in gioco e il mercato cloud dell’IA cambia forma
Appena un giorno dopo l’annuncio con Microsoft, OpenAI ha presentato insieme ad Amazon la propria espansione su AWS. I modelli di OpenAI, incluso GPT 5.5, saranno disponibili tramite Amazon Bedrock, il servizio di sviluppo di applicazioni IA di Amazon. Arrivano anche Codex, l’agente di programmazione di OpenAI, e un nuovo servizio chiamato Amazon Bedrock Managed Agents, pensato per creare agenti di IA autonomi per il mondo enterprise. Matt Garman, CEO di AWS, durante l’evento di presentazione a San Francisco ha dichiarato che si trattava di qualcosa che i clienti chiedevano da tempo. Sam Altman ha partecipato allo stesso evento con un video registrato, trovandosi dall’altra parte della baia, a Oakland, dove iniziava il processo che vede OpenAI contrapposta a Elon Musk, cofondatore della compagnia.
L’accordo con AWS non nasce dal nulla. Nel novembre scorso OpenAI ha annunciato un impegno da circa 35 miliardi di euro con Amazon Web Services. Tre mesi dopo, Amazon ha annunciato un investimento di circa 46 miliardi di euro in OpenAI, che in cambio si è impegnata a spendere circa 92 miliardi di euro su AWS nei prossimi otto anni e a utilizzare i chip Trainium di Amazon per addestrare i propri modelli. Secondo un memo interno di Denise Dresser, responsabile dei ricavi di OpenAI, la relazione con Microsoft era stata fondamentale ma aveva anche limitato la capacità dell’azienda di raggiungere le imprese dove effettivamente si trovano.
Il movimento fa comodo anche ad Amazon. Finora AWS dipendeva principalmente da Anthropic per offrire modelli competitivi. Avere accesso completo ai prodotti di OpenAI amplia in modo significativo il catalogo disponibile. I servizi di IA di AWS generano già oltre 14 miliardi di euro di ricavi annualizzati. Microsoft, dal canto suo, non esce sconfitta. Conserva l’accesso ai modelli fino al 2032, resta azionista rilevante di OpenAI e ottiene maggiore certezza sui ricavi fino al 2030. Inoltre sta costruendo la propria indipendenza tecnologica, sviluppando modelli proprietari e lavorando a un agente basato su Claude, il modello di Anthropic e rivale diretto di OpenAI. OpenAI prepara intanto la propria quotazione in borsa, prevista per quest’anno. L’apertura a Google come nuovo partner cloud potrebbe essere il passo successivo.
