I ricavi di Alphabet hanno superato quota 109 miliardi di euro nel primo trimestre del 2026, confermando una traiettoria che ormai sembra inarrestabile. A spingere i numeri verso l’alto sono stati soprattutto Google Cloud, la pubblicità legata a Search e gli abbonamenti, con una crescita complessiva del 22% rispetto allo stesso periodo del 2025. Per il gruppo guidato da Sundar Pichai si tratta dell’undicesimo trimestre di fila con un incremento a doppia cifra, un dato che racconta quanto la scommessa sull’intelligenza artificiale stia pagando in modo concreto.
I numeri parlano chiaro. Il risultato operativo è passato da circa 30,6 a 39,7 miliardi di euro, con un margine operativo che è salito dal 34% al 36%. L’utile netto ha raggiunto i 62,6 miliardi di euro, una cifra impressionante che però va letta con una precisazione importante: sul dato ha inciso in modo significativo una componente non operativa, vale a dire plusvalenze non realizzate su partecipazioni non quotate. Gli altri proventi, infatti, hanno toccato i 37,7 miliardi di euro. L’utile per azione diluito si è attestato a circa 5,11 euro, in netta crescita rispetto al trimestre precedente.
Google Cloud e AI: i due motori della crescita di Alphabet
Quello che colpisce davvero, guardando i conti di Alphabet, è la velocità con cui Google Cloud sta scalando. I ricavi della divisione cloud sono cresciuti del 63%, con un backlog (cioè il valore dei contratti già firmati ma non ancora eseguiti) che è quasi raddoppiato rispetto al trimestre precedente, superando i 460 miliardi di euro. La domanda di infrastrutture cloud legate all’AI da parte delle aziende è evidentemente fortissima, e Google si trova in una posizione privilegiata per intercettarla.
Sundar Pichai ha definito l’avvio del 2026 come “eccellente”, collegando direttamente questi risultati agli investimenti nell’AI e a quello che ha chiamato l’approccio “full stack” del gruppo. In pratica, Alphabet non si limita a offrire singoli servizi, ma punta a coprire l’intera catena del valore, dai chip ai modelli, dalle infrastrutture alle applicazioni rivolte agli utenti finali.
Search ai massimi storici, Gemini guida i piani AI consumer
Anche il cuore storico del business, cioè la Ricerca Google, ha vissuto un trimestre particolarmente solido. Pichai ha sottolineato come le esperienze basate sull’intelligenza artificiale abbiano spinto l’utilizzo del motore di ricerca verso livelli mai visti prima, con le query ai massimi storici e una crescita dei ricavi del 19%. Non è poco, considerando che si parla di un prodotto maturo che esiste da oltre vent’anni.
Sul fronte consumer, il trimestre appena chiuso è stato il migliore di sempre per i piani AI destinati agli utenti, trainati in particolare dall’app Gemini. Il chatbot di Google sta evidentemente trovando il proprio spazio nel mercato, contribuendo a generare ricavi aggiuntivi che fino a poco tempo fa non esistevano nemmeno come voce di bilancio.
