Gli squali della Groenlandia possono vivere fino a 300 anni, il che li rende i vertebrati più longevi mai documentati. La cosa sorprendente, però, è che ci riescono nonostante convivano con problemi cardiaci che per qualsiasi essere umano sarebbero fatali. Un nuovo studio ha finalmente fatto luce su come sia possibile tutto questo, e la risposta sta in una parola: resilienza.
A guidare la ricerca è stato un team coordinato dalla Scuola normale superiore di Pisa, con la collaborazione della Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli e dell’Università di Genova. I risultati, pubblicati sulla rivista Aging Cell, aprono scenari interessanti non solo per la biologia marina, ma anche per la medicina umana: capire come funziona questa longevità estrema potrebbe suggerire nuove strategie per invecchiare meglio.
Cosa hanno scoperto analizzando il cuore degli squali della Groenlandia
Per arrivare a questi risultati, i ricercatori hanno analizzato i tessuti cardiaci di 10 esemplari di squali della Groenlandia, tutti lunghi oltre 3 metri e con un’età stimata tra i 100 e i 150 anni. Utilizzando tecniche di microscopia avanzata, hanno poi confrontato quei tessuti con quelli di altre due specie. La prima è lo Etmopterus spinax, meglio conosciuto come squalo lanterna dal ventre di velluto, un abitante delle profondità del mar Ligure che vive in media 11 anni. La seconda è il Nothobranchius furzeri, il killifish turchese, un piccolo pesce d’acqua dolce che campa pochi mesi e invecchia a una velocità impressionante.
Quello che è emerso dalle analisi è piuttosto inquietante, almeno visto con occhi umani. I cuori degli squali della Groenlandia presentavano lesioni gravi: estese fibrosi nel miocardio ventricolare, accumulo di lipofuscina (spesso chiamata “pigmento dell’invecchiamento”), abbondante deposizione di un marcatore di stress ossidativo noto come 3-nitrotirosina e danni diffusi ai mitocondri. In pratica, un quadro clinico che in un essere umano sarebbe incompatibile con la vita.
Il confronto con le altre due specie, però, ha chiarito un punto fondamentale: queste lesioni non dipendono semplicemente dalla vita nelle profondità marine. Nello squalo lanterna, che vive a profondità simili, non erano presenti. Nel killifish turchese anziano comparivano solo in parte e in forma molto più lieve. Gli squali della Groenlandia, insomma, accumulano danni enormi al cuore ma continuano tranquillamente a cacciare e riprodursi come se nulla fosse.
Perché la resilienza cardiaca potrebbe cambiare la ricerca sull’invecchiamento
“Nonostante la presenza di questi molteplici marcatori tipici dell’invecchiamento, questi esemplari apparivano sani e fisiologicamente integri al momento della cattura”, ha spiegato Alessandro Cellerino, autore principale dello studio. Il punto, secondo Cellerino, non è che gli squali della Groenlandia evitino i danni. È che riescono ad adattarsi a quei danni, mantenendo le funzioni vitali nonostante un cuore che, sulla carta, dovrebbe essere fuori uso da tempo.
Ed è proprio qui che la questione diventa interessante anche per la medicina umana. Come ha sottolineato lo stesso Cellerino, comprendere i meccanismi molecolari dietro questa capacità di adattamento potrebbe aprire strade completamente nuove. Vie inesplorate che, se attivate, potrebbero favorire un invecchiamento più sano e una maggiore longevità anche nella specie umana. Il prossimo passo del gruppo di ricerca sarà proprio quello di cercare nel genoma degli squali della Groenlandia i possibili meccanismi molecolari alla base di questa straordinaria resilienza cardiaca.
