La crisi climatica sta colpendo il Vecchio continente con una violenza che i numeri rendono difficile da ignorare. Con una temperatura media superiore di 1,17 gradi Celsius rispetto alla media del periodo 1991–2020, l’Europa si conferma il continente che si sta scaldando più in fretta al mondo. Questo è il dato centrale dell’edizione 2025 dello European State of the Climate, il rapporto realizzato dall’agenzia europea Copernicus Climate Change Service (C3S) insieme allo European Centre for Medium-Range Weather Forecasts e alla World Meteorological Association.
Lo scorso anno almeno il 95% dell’Europa ha fatto registrare temperature medie annuali sopra la media. E non si parla di scarti trascurabili. Una ondata di caldo record ha investito la Scandinavia, con il termometro che a latitudini artiche ha superato i 30°C. Un dato che, anche solo a leggerlo, fa un certo effetto. Guardando l’anomalia nella temperatura media decennale, quella registrata tra il 2015 e il 2025 in Europa è stata di 0,87°C superiore alla media del trentennio 1991–2020. Per fare un confronto: in Asia lo scarto è stato di 0,73°C, in America del Nord di 0,71°C. L’Europa, insomma, è nettamente in testa.
Il 2025 si piazza come il terzo anno più caldo mai registrato nel continente europeo, dietro al 2024 (+1,47°C) e al 2020 (+1,19°C). Non proprio una classifica di cui andare fieri.
Europa: ghiacciai in ritirata e incendi sempre più estesi
Le zone più fredde del pianeta sono paradossalmente le prime a pagare il prezzo del riscaldamento globale. La situazione più grave si registra in Groenlandia, finita al centro di tensioni geopolitiche anche per via dei cambiamenti climatici. Qui il calo complessivo dell’estensione dei ghiacci ha raggiunto le 903 miliardi di tonnellate. Un numero enorme, quasi impossibile da visualizzare.
In Europa centrale, arco alpino compreso, la perdita complessiva di massa glaciale ha toccato i 55,7 miliardi di tonnellate. Il dato peggiore a livello europeo riguarda però l’Islanda, con un calo pari a 330 miliardi di tonnellate. Il rapporto di Copernicus restituisce un quadro in cui i ghiacciai europei si stanno letteralmente sciogliendo anno dopo anno, senza segnali di inversione.
Altra conseguenza diretta dello sfruttamento dei combustibili fossili come carbone, petrolio e gas sono gli incendi, favoriti da condizioni sempre più frequenti di caldo estremo e siccità prolungata. Lo scorso anno in Europa oltre un milione di ettari è andato a fuoco, una superficie paragonabile alle dimensioni di Cipro.
Italia: tre mesi di stress termico e incendi devastanti al Sud
Il nostro paese non è stato risparmiato. Le regioni del Mezzogiorno sono state le più colpite dagli incendi. Il rogo più devastante è scoppiato nel trapanese il 20 luglio scorso, distruggendo oltre 5mila ettari di boschi.
Dal punto di vista delle temperature, il 2025 non è stato l’anno peggiore in assoluto per l’Italia. Solo alcune zone nel nord della provincia di Verbania, nell’estremo sudovest della Sardegna e a Pantelleria hanno registrato il loro anno più caldo di sempre. Tutto il resto del paese, però, ha vissuto temperature ben al di sopra della media.
Il dato forse più impressionante riguarda lo stress termico. In diverse aree italiane si sono superati i 90 giorni di forte stress termico, il che significa tre mesi con una temperatura percepita (un indicatore che tiene conto anche di umidità, vento e radiazione solare) oltre i 32°C. Il record appartiene alla zona di Militello in Val di Catania, il paese d’origine di Pippo Baudo, dove per 114 giorni i residenti hanno dovuto convivere con un forte stress termico. Quasi quattro mesi con una temperatura percepita costantemente superiore ai 32°C.
