Una notizia che fa male a chiunque abbia seguito le imprese dell’aviazione sostenibile: Solar Impulse 2, il velivolo che nel 2016 aveva completato il giro del mondo senza bruciare una sola goccia di carburante, è finito in fondo alle acque del Golfo del Messico. È successo lo scorso 4 maggio, durante un volo di prova condotto in modalità autonoma, senza nessun pilota a bordo. Secondo le informazioni diffuse dal National Transportation Safety Board, l’aereo avrebbe perso potenza in volo, concludendo la sua corsa in mare. Per fortuna nessun ferito, nessuna vittima. Ma il danno simbolico è enorme, perché con questo incidente scompare fisicamente uno degli oggetti volanti più straordinari mai costruiti dall’uomo.
E non è un’esagerazione. Solar Impulse 2 aveva un’apertura alare di quasi 71 metri, più di un Boeing 747, eppure pesava appena 2313 chili. Più o meno quanto un grosso SUV. Questa combinazione quasi assurda tra dimensioni e leggerezza era possibile grazie a un telaio interamente realizzato in fibra di carbonio. Sulle ali trovavano posto ben 17248 celle solari fotovoltaiche, sufficienti ad alimentare quattro motori elettrici e a ricaricare batterie al litio da circa 635 chili. Il sistema permetteva al velivolo di volare sia di giorno che di notte, accumulando energia durante le ore di luce e rilasciandola lentamente al buio, a velocità comprese tra i 50 e i 100 chilometri orari.
Dal giro del mondo ai progetti militari: la parabola di Solar Impulse 2
La storia di Solar Impulse 2 era cominciata come un sogno visionario. Bertrand Piccard, erede di una celebre dinastia di esploratori, insieme ad André Borschberg aveva voluto dimostrare al mondo intero che le energie rinnovabili potevano andare molto più lontano di quanto si pensasse. E quella scommessa, contro ogni scetticismo, era stata vinta in pieno: in 16 mesi e mezzo, con 17 tappe spettacolari, l’aereo solare aveva sorvolato oceani e monumenti iconici come le piramidi di Giza, guadagnandosi un posto nei libri di storia.
Poi però la traiettoria del progetto ha cambiato completamente direzione. Nel 2019 il velivolo era stato acquistato da Skydweller Aero, una società con sedi tra Spagna e Stati Uniti, che aveva obiettivi molto diversi dalla divulgazione ambientale. L’azienda aveva modificato Solar Impulse 2 per trasformarlo in una sorta di drone autonomo destinato a scopi militari e di sorveglianza. Radar, sistemi di intercettazione telefonica, strumenti per le telecomunicazioni: l’idea era partire da quell’esperienza riuscita per costruire una flotta di aerei capaci di restare in volo quasi all’infinito tra determinate latitudini, offrendo servizi a costi più bassi rispetto ai satelliti. E proprio durante uno di questi test avanzati è arrivato il guasto fatale.
Un ritorno in Svizzera che non ci sarà mai
Il dettaglio che rende tutto ancora più amaro è che, secondo gli accordi originali tra le parti, Solar Impulse 2 sarebbe dovuto tornare prima o poi in Svizzera, destinato a essere esposto nel Museo dei Trasporti di Lucerna. Un epilogo degno della sua storia, che adesso non potrà più realizzarsi. L’aereo solare che aveva dimostrato come l’energia del sole potesse portare un velivolo attorno al globo riposa ora sul fondale del Golfo del Messico.
