Una scoperta legata alla scrittura rongorongo potrebbe costringere la comunità scientifica a riscrivere una delle pagine più consolidate della storia umana. L’Isola di Pasqua, famosa in tutto il mondo per i giganteschi moai scolpiti nella roccia vulcanica, custodisce un enigma molto meno appariscente ma potenzialmente più dirompente: un sistema di scrittura pittografico utilizzato dal popolo Rapa Nui che nessuno è ancora riuscito a decifrare. E che ora, grazie a una tavoletta datata tra la fine del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento, potrebbe rappresentare il quinto caso nella storia in cui la scrittura è stata inventata da zero, in modo del tutto indipendente.
Cos’è il rongorongo e perché nessuno riesce a decifrarlo
Il rongorongo è un sistema di scrittura basato su pittogrammi, conservato su una serie di tavolette di legno sparse per il mondo. Gli esperti stimano che sia composto da circa 400 caratteri, ma il significato e la logica che li governano restano avvolti nel mistero. I glifi sembrano rappresentare sagome di animali, piante, persone, oggetti e disegni geometrici, eppure questioni basilari rimangono irrisolte: ad esempio, non è chiaro se due segni simili tra loro, con leggere variazioni, corrispondano allo stesso suono.
Due fattori rendono l’impresa particolarmente ardua. Il primo è che, nonostante il rongorongo abbia secoli di storia, gli europei non se ne interessarono fino all’Ottocento. Il merito va in buona parte al missionario francese Eugène Eyraud, che poco prima di morire descrisse i simboli incisi su tavolette e bastoni di legno trovati sull’isola polinesiana. Il secondo problema è che il numero di tavolette sopravvissute è piuttosto limitato, e i pezzi sono distribuiti tra Roma, Honolulu e New York. Come ha spiegato Silvia Ferrara, professoressa del Dipartimento di Filologia Classica e Studi Italiani dell’Università di Bologna: «Nessuno ha ricostruito la corrispondenza sistematica tra ciascun segno e i suoni che registra».
Quando è nato?
Il vero nodo, però, non è tanto capire cosa dicano quei pittogrammi, quanto stabilire quando e come il rongorongo sia stato creato. È stato inventato dai nativi dell’Isola di Pasqua in autonomia, oppure è nato dopo l’arrivo dei primi navigatori europei, agli inizi del Seicento? La risposta non è affatto una curiosità accademica. Di lingue al mondo ce ne sono tantissime, ma di sistemi di scrittura sviluppati da zero, senza alcuna influenza esterna, ce ne sono pochissimi. Come spiegava nel 2010 Christopher Woods, dell’Istituto per lo Studio delle Culture Antiche dell’Università di Chicago: «Esistono quattro casi e luoghi nella storia dell’umanità in cui la scrittura è stata inventata da zero senza alcuna conoscenza previa». Quei quattro luoghi sono Mesopotamia, Egitto, Cina e Mesoamerica. Se il rongorongo fosse nato dopo il contatto con gli europei, resterebbe una creazione preziosa ma non indipendente. Se invece fosse precedente, cambierebbe tutto.
Convinta che questo sia il vero enigma dell’Isola di Pasqua, Ferrara ha provato a fare chiarezza sulla cronologia. Lo studio, condotto insieme ad altri colleghi e pubblicato su Scientific Reports, si è concentrato su quattro tavolette incise conservate a Roma. I ricercatori le hanno sottoposte a datazione al radiocarbonio e hanno chiesto a un botanico di analizzarne i materiali. Tre delle tavolette sembrano risalire all’Ottocento, quindi dopo l’arrivo degli europei sull’isola. La quarta, però, ha riservato una sorpresa notevole: punta a un periodo compreso tra il 1493 e il 1509. «Spicca come un’anomalia nel nostro modello cronologico, poiché mostra un’antichità anteriore all’arrivo degli europei», ha rivelato la professoressa Sahra Talamo, anch’ella dell’Università di Bologna.
Un risultato promettente, ma il dibattito resta aperto
L’analisi al radiocarbonio ha stabilito che la tavoletta può essere datata tra la fine del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento, ma questo non significa automaticamente che l’incisione sia della stessa epoca. L’iscrizione potrebbe essere stata realizzata anche nell’Ottocento, su un supporto di legno molto più antico. Ferrara stessa lo ammette, anche se fa notare quanto sarebbe strano che qualcuno decidesse di scrivere su un pezzo di legno tagliato diversi secoli prima. «Date le condizioni di conservazione, non possiamo supporre una data molto successiva a quella dell’abbattimento del legno usato per la tavoletta», ha sottolineato. Allo stesso modo, il fatto che le altre tre tavolette siano state realizzate dopo l’arrivo degli europei non dimostra che la scrittura sia nata in quel momento. Questa potrebbe infatti essere stata usata nell’800, ma avere origini precedenti.
Esiste poi un altro argomento a favore della tesi di Ferrara che non si basa sul radiocarbonio ma è altrettanto significativo. I glifi utilizzati dai nativi dell’Isola di Pasqua differiscono da qualsiasi altro sistema di scrittura conosciuto, e «mancano persino di parallelismi vicini», come sottolineato dall’Università di Bologna. Questo rafforza l’idea che il rongorongo sia nato proprio sull’isola polinesiana. Se venisse confermato, rappresenterebbe un traguardo straordinario non solo per i nativi Rapa Nui, ma per l’intera umanità, che aggiungerebbe un quinto caso di studio per comprendere come i nostri antenati abbiano creato la scrittura.
