Un laser anti-drone montato sul cassone di un normale pickup. Sembra lo scenario di un film, e invece è esattamente quello che l’azienda cinese Novasky Technology ha deciso di portare alle fiere internazionali del settore difesa, tra Parigi e la Malesia. Il sistema si chiama NI-L3K, ed è una torretta laser da 3 kilowatt progettata per essere installata con facilità su un veicolo commerciale qualsiasi. Il punto forte sta in ogni singolo colpo sparato dal raggio che costa circa 9 euro, una cifra che fa quasi ridere se messa a confronto con i missili tradizionali usati per abbattere droni da poche centinaia di euro.
Ed è proprio questo il problema che ha spinto verso soluzioni del genere. Nei conflitti più recenti è emerso in modo evidente un paradosso: abbattere un drone economico, magari un modello FPV o un piccolo drone da ricognizione, con un missile che costa migliaia e migliaia di euro non ha senso né dal punto di vista logistico né da quello finanziario. Serve qualcosa che costi proporzionalmente poco rispetto alla minaccia da eliminare. E il laser cinese anti-drone montato su pickup sembra andare esattamente in quella direzione.
Come funziona il sistema NI-L3K e cosa riesce a fare
Il cuore del sistema è un sofisticato apparato elettro-ottico di puntamento che permette al laser di tracciare oggetti volanti di piccole dimensioni fino a 1,4 chilometri di distanza. Una volta agganciato il bersaglio, il raggio concentra tutta la sua energia sui componenti più vulnerabili del drone: i motori, i pacchi batteria, le parti strutturali esposte. Il tutto avviene in circa 10 secondi di fuoco continuo, dopodiché il drone è neutralizzato.
La torretta può ruotare quasi completamente in orizzontale e inclinarsi fino a 50 gradi verso l’alto, creando una sorta di cupola difensiva attorno al veicolo su cui è montata. Non servono munizioni fisiche, solo energia elettrica. E questo è un vantaggio enorme, perché elimina del tutto la necessità di organizzare costose catene di rifornimento sul campo.
Quello esposto nelle fiere internazionali era un modellino, ma fedele all’aspetto finale dell’arma vera e propria. L’intenzione di Pechino, a giudicare dalla visibilità data al progetto, è chiaramente quella di esportare questa tecnologia laser su larga scala.
I limiti ci sono, e non vanno sottovalutati
Nessuna soluzione è perfetta, e il sistema NI-L3K non fa eccezione. Trattandosi di un dispositivo alimentato a batteria e installato su un mezzo leggero, l’autonomia operativa si ferma a circa mezz’ora di utilizzo continuativo. Non tantissimo, se ci si trova in uno scenario prolungato.
C’è poi il discorso ambientale. Come qualsiasi arma basata sulla luce, l’efficacia del laser cala in modo significativo quando le condizioni atmosferiche non collaborano: forte umidità, nebbia fitta o polvere sollevata dal vento possono ridurre drasticamente la capacità di ingaggio. Anche le temperature giocano un ruolo importante, con un intervallo di funzionamento garantito che va dai 20 gradi sotto zero fino a 50 gradi centigradi.
