Il chip proprietario di Xiaomi per smartphone sta per fare un passo avanti, e la conferma è arrivata nel modo più tipico possibile per il mondo tech cinese: non un comunicato stampa ufficiale, ma un post su Weibo da parte di Lu Weibing, uno dei massimi dirigenti dell’azienda. Il nuovo processore si chiamerà XRING O3 e, dettaglio curioso, salterà del tutto la sigla O2. Nessuno sa bene perché, ma i nomi sono forse l’aspetto meno interessante della faccenda. Quello che sta facendo discutere davvero è una scelta tecnica precisa, legata al processo produttivo.
Il predecessore, XRING O1, era stato realizzato sul nodo TSMC di classe 3 nm di seconda generazione, conosciuto come N3E. Ora, nonostante la fonderia taiwanese abbia già reso disponibile il suo primo nodo a 2 nm, Xiaomi avrebbe deciso di restare sui 3 nm, passando semplicemente alla terza generazione del processo N3E, più raffinata ma pur sempre ancorata alla stessa classe dimensionale. Una scelta che potrebbe mettere il chip proprietario di Xiaomi in una posizione di svantaggio competitivo piuttosto evidente rispetto a Qualcomm, Apple e MediaTek, che secondo le indiscrezioni passeranno tutte ai 2 nm. Vale la pena notare che anche gli Exynos di Samsung sono già al nuovo die shrink, grazie alle fonderie interne che hanno inaugurato quel nodo diversi mesi prima di TSMC.
Perché Xiaomi resta sui 3 nm: una questione di costi
La ragione dietro questa decisione sembra essere tutta economica. Alcune stime indicano che i futuri SoC top di gamma prodotti a 2 nm potrebbero superare, anche di parecchio, i 280 euro a unità, soprattutto quando si parla di produzioni limitate. Con i 3 nm, invece, si resta abbondantemente al di sotto di quella soglia. E Xiaomi, va detto, non si avvicina nemmeno lontanamente ai volumi produttivi che possono garantire colossi come Apple o Qualcomm. Ha senso, quindi, che l’azienda cinese abbia optato per un approccio più sostenibile dal punto di vista dei costi.
C’è poi un altro elemento che pesa su tutto il quadro: la crisi dei chip di memoria, che sta già provocando aumenti significativi nei prezzi finali di smartphone, tablet e altri dispositivi. Aggiungere a questo scenario anche un processo produttivo più costoso avrebbe probabilmente reso il chip proprietario di Xiaomi difficile da giustificare economicamente, almeno in questa fase.
Specifiche tecniche ancora avvolte nel mistero
Sul fronte delle caratteristiche tecniche di XRING O3, le informazioni disponibili sono ancora molto scarse. Quello che sembra probabile è che Xiaomi continui ad affidarsi ai design CPU e GPU di ARM, senza introdurre core proprietari come fa ad esempio Qualcomm con le sue architetture personalizzate. La strategia dell’azienda, insomma, pare orientata prima di tutto a raggiungere un’integrazione solida e affidabile con il proprio ecosistema software e hardware, rimandando a un secondo momento eventuali ambizioni più spinte sul piano dell’architettura. Il chip proprietario di Xiaomi, con l’arrivo previsto entro la fine del 2026, rappresenta comunque un tassello importante nel percorso dell’azienda verso una maggiore indipendenza tecnologica, anche se la strada scelta è quella della prudenza piuttosto che della corsa ai nanometri più piccoli.
