Collegarsi a internet almeno una volta al mese per poter aprire un gioco digitale pagato 80 o 100 euro sulla propria PlayStation. Sembra assurdo, eppure è esattamente quello che stanno segnalando diversi possessori della console Sony su forum e social. Il problema sarebbe emerso con la versione 13.5 del firmware, e ha scatenato un’ondata di malcontento più che comprensibile. La buona notizia, se così si può definire, è che con ogni probabilità non si tratta di una scelta deliberata da parte dell’azienda giapponese, ma di un bug che dovrebbe essere corretto.
Il meccanismo funziona così: i giochi digitali acquistati su PS5 e PS4 richiederebbero ora un controllo online ogni 30 giorni. Se la console non si collega a internet entro quella finestra temporale, la licenza del gioco viene sostanzialmente revocata, rendendo impossibile l’accesso al contenuto. Per chi gioca online abitualmente o ha una connessione in fibra sempre attiva, è un passaggio del tutto trasparente, che avviene senza nemmeno accorgersene. Ma per chi vive in zone con copertura internet scarsa, o semplicemente preferisce tenere la console offline per motivi di privacy, la situazione cambia radicalmente. E a ragione: un acquisto resta un acquisto, e ritrovarsi tagliati fuori da qualcosa che si è regolarmente pagato genera frustrazione.
Il DRM di PlayStation è un errore? L’ipotesi del bug
La questione è diventata virale dopo un post su X (l’ex Twitter) dell’utente @ManFightDragon, che ha scritto senza mezzi termini: “Un terribile sistema DRM è stato implementato su tutti i giochi digitali per PS4 e PS5. Ogni gioco digitale acquistato ora richiede un accesso online ogni 30 giorni. Se acquisti un gioco digitale e non colleghi la tua console a Internet per 30 giorni, la tua licenza verrà revocata”. Il post ha raccolto enorme attenzione e ha portato la discussione ben oltre la nicchia dei forum dedicati.
Ma c’è un dettaglio importante che cambia la prospettiva. Sempre su X, un altro account piuttosto seguito, @DoesItPlay1, ha riportato che secondo un insider non si tratterebbe affatto di una decisione strategica di Sony. L’ipotesi è che l’azienda abbia accidentalmente “rotto” qualcosa nel sistema di gestione delle licenze mentre interveniva per correggere una vulnerabilità del firmware di PlayStation. Una sorta di effetto collaterale indesiderato, insomma.
Non tutti gli utenti sono colpiti allo stesso modo
C’è un elemento che rafforza in modo significativo la tesi del bug: non tutti gli utenti che hanno installato lo stesso aggiornamento del firmware riscontrano il problema del timer sul DRM. Se fosse stata una modifica voluta e sistematica da parte di Sony, ci si aspetterebbe un comportamento uniforme su tutte le console aggiornate. Il fatto che il difetto si presenti in modo irregolare suggerisce piuttosto un errore tecnico, qualcosa che sfugge alla logica di un cambiamento di policy deliberato.
