Lo scontro tra Elon Musk e Sam Altman è ufficialmente entrato nella fase più calda. Con la selezione della giuria nel tribunale federale di Oakland, in California, è partito uno dei processi più seguiti del 2026. La giudice Yvonne Gonzalez Rogers sarà chiamata a decidere chi ha ragione in una vicenda che si trascina da oltre due anni e che potrebbe avere effetti enormi sul futuro di OpenAI, sulla sua eventuale quotazione in Borsa e persino su quella di SpaceX.
Il cuore della questione è abbastanza semplice da riassumere, anche se le implicazioni sono tutt’altro che banali. Musk accusa Altman e il presidente Greg Brokman di aver tradito la missione originale di OpenAI, trasformandola da organizzazione non profit dedicata allo sviluppo di modelli di intelligenza artificiale open source in un’azienda orientata al profitto. E qui, va detto, i fatti sembrano dargli almeno in parte ragione sul piano formale: a fine ottobre 2025 è nato il ramo for profit OpenAI Group PBC, mentre la parte non profit è stata riorganizzata sotto il nome di OpenAI Foundation. Nel frattempo, i modelli non sono più open source e gli investimenti di Microsoft hanno cambiato radicalmente la struttura finanziaria della società.
Da 26 accuse a sole due: cosa resta in piedi
La storia legale di questa vicenda è piuttosto movimentata. La prima denuncia risale alla fine di febbraio 2024, poi ritirata. Poi, all’inizio di agosto 2024, Musk ha presentato una nuova denuncia con ben 15 accuse, aggiornata successivamente a novembre dello stesso anno con l’inclusione di Microsoft e un totale di 26 capi di accusa.
Nei mesi seguenti, però, il caso è stato drasticamente ridimensionato. Elon Musk ha eliminato quasi tutte le accuse e, nel weekend precedente all’inizio del processo, la giudice Gonzalez Rogers ha accettato l’ultima modifica. Alla giuria restano da esaminare solo due punti: il mancato rispetto dei termini contrattuali originari, cioè la promessa di mantenere OpenAI come organizzazione non profit, e l’accusa di arricchimento ingiustificato.
I numeri in gioco fanno girare la testa. Musk ha donato circa 35 miliardi di euro quando era ancora tra i cofondatori di OpenAI. Ora chiede un risarcimento danni che potrebbe arrivare fino a circa 125 miliardi di euro. All’inizio del mese ha dichiarato che, in caso di vittoria, la somma stabilita dalla giudice verrà donata alla OpenAI Foundation. Ma non solo: secondo le richieste di Musk, Altman e Brokman dovrebbero restituire i guadagni personali ottenuti dalla ristrutturazione aziendale e lasciare i rispettivi ruoli all’interno di OpenAI.
Cosa succede adesso e cosa c’è in gioco
Nella prima fase del processo verranno ascoltati diversi testimoni, tra cui ex e attuali dirigenti sia di OpenAI che di Microsoft. Se Musk dovesse vincere questa prima parte, si aprirebbe una seconda fase dedicata alla discussione sui rimedi, compreso il risarcimento danni.
E poi c’è l’elefante nella stanza: l’esito di questo processo potrebbe avere ripercussioni dirette sulla quotazione in Borsa sia di OpenAI che di SpaceX, entrambe previste entro la fine del 2026. Non è difficile capire perché il mondo della tecnologia stia guardando a Oakland con un’attenzione quasi ossessiva. Se la giuria dovesse dare ragione a Musk, le conseguenze per la governance di OpenAI sarebbero profonde. Se invece Altman e Brokman la spuntassero, la strada verso la Borsa si farebbe decisamente più liscia.
Il processo è appena cominciato, e la selezione della giuria rappresenta solo il primo passo di quello che si preannuncia come uno degli eventi legali più significativi nel settore dell’intelligenza artificiale degli ultimi anni.
