Il mondo del manga e dell’anime genera cifre enormi a livello globale: merchandising, videogiochi, adattamenti live action, piattaforme di streaming. Eppure dietro questo gigantesco business esiste un lato che raramente viene raccontato, quello legato alla salute mentale dei mangaka e alle condizioni di lavoro estreme che caratterizzano l’industria giapponese dell’intrattenimento. Kevin Peláez e Laura Fuentes, divulgatori molto seguiti sui social attraverso il canale “Mangas y otras viñetas”, attivo su TikTok, Twitter e Twitch, hanno provato a fare luce proprio su questo tema, raccontando aneddoti, curiosità e storie che fanno riflettere.
Il punto di partenza è culturale. Kevin spiega che tutto risale al cosiddetto miracolo economico giapponese, cominciato negli anni Cinquanta e Sessanta, quando la crescita smisurata del Paese ha destrutturato le famiglie e i valori tradizionali. “È in quel momento che nascono queste aziende gigantesche, dove lavori fino a morire”, racconta. A questo si aggiunge la filosofia confuciana ereditata dall’epoca dei samurai, che secondo Kevin si riflette oggi più che mai nel mondo del manga e dell’anime. La depressione, come problema, non era nemmeno accettata in Giappone e resta tuttora un argomento molto delicato. Molti autori finiscono per sviluppare forme gravi di depressione, e in alcuni casi arrivano al suicidio. Solo a partire dagli anni Duemila la questione ha iniziato a essere trattata con una certa serietà. La globalizzazione, almeno, ha reso le informazioni più accessibili.
Manga e anime, il lavoro e i casi più impattanti
Le storie che Laura e Kevin hanno scelto di condividere colpiscono nel profondo. Una riguarda Yoshihiro Togashi, il creatore di Hunter x Hunter, che ha aperto un profilo Twitter dove si sfoga riguardo ai problemi di salute, in particolare una tendinite così grave da impedirgli di tenere la matita in mano. Non si tratta di un caso isolato: la tendinite è diffusissima tra i mangaka, al punto che alcuni hanno sviluppato tecniche alternative. Usamaru Furuya, autore di No Longer Human, ha raccontato di aver imparato a disegnare con entrambe le mani per dare sollievo a quella dominante.
Poi c’è la questione dei commenti online, che Laura e Kevin considerano una vera emergenza. Molti mangaka cercano attivamente il proprio nome su Twitter e leggono tutto, traduzioni comprese. Il caso più eclatante ha coinvolto Nagabe, creatore de La piccola forestiera, accusato ingiustamente di pedofilia da un utente spagnolo. Nagabe non era stato nemmeno menzionato direttamente, eppure aveva trovato quel tweet e si era ritrovato travolto da accuse gravissime.
Un altro caso paradigmatico è quello di Hideaki Anno, creatore di Evangelion, che ha raccontato pubblicamente di essere stato portato sull’orlo del suicidio dopo aver scoperto un thread in cui gli utenti gli suggerivano diversi modi per togliersi la vita e gli auguravano la morte. “Era sul punto di suicidarsi, ed è triste il fatto che diceva di non volerlo fare solo per paura del dolore”, riportano Laura e Kevin.
Demon Slayer in numeri rossi e i piccoli segnali di cambiamento
C’è una parola giapponese, “karoshi”, che significa letteralmente “morte per eccesso di lavoro”. Il fatto che esista un termine specifico dice già molto. Nel mondo del manga e dell’anime il karoshi è particolarmente diffuso perché molti lavorano spinti dalla passione, dormendo anche solo una o tre ore al giorno. Se nel caso del manga un autore può arricchirsi quando la storia diventa un successo, il settore dell’animazione si porta a casa la parte peggiore. Laura spiega che persino lo studio dietro Demon Slayer: Kimetsu no Yaiba si trova in numeri rossi, nonostante il successo planetario della serie. Il meccanismo è semplice e spietato. I produttori investono e incassano, mentre agli studi di animazione resta solo il ricavato del merchandising. Tutto il resto finisce nelle tasche della casa di produzione. Questo fa riflettere su quanto effettivamente guadagni il mangaka stesso.
Nonostante tutto, qualcosa sta cambiando. Laura e Kevin sottolineano che oggi esistono moltissime opere che rappresentano in modo autentico la salute mentale, comprese autobiografie che un tempo sarebbero state impensabili. La varietà del mercato è cresciuta enormemente. Se prima in Spagna arrivavano solo titoli molto specifici, adesso la scelta è vastissima. Anche la rappresentazione delle donne ha fatto passi avanti significativi, con personaggi femminili finalmente costruiti con più profondità e non più relegati a semplice contorno decorativo.
