Quella che sembra una certezza assoluta, cioè il fatto di guardare il mondo con due occhi, ha in realtà radici molto più bizzarre di quanto chiunque potrebbe immaginare. Un nuovo studio racconta come l’evoluzione dell’occhio abbia preso una piega sorprendente, suggerendo che tutto sia partito da un antico occhio centrale unico, posizionato in mezzo alla testa di una creatura primitiva vissuta circa 600 milioni di anni fa.
Sembra quasi fantascienza, eppure la ricerca punta esattamente in questa direzione. L’antenato in questione era una sorta di organismo simile a un verme, dotato di un singolo organo sensibile alla luce che svolgeva le funzioni basilari della vista. Niente di lontanamente paragonabile alla complessità degli occhi che conosciamo oggi, ovviamente. Si trattava piuttosto di una struttura rudimentale capace di percepire variazioni luminose, abbastanza però da garantire un vantaggio significativo per la sopravvivenza.
Da un occhio solo a due: come è successo?
La domanda che viene spontanea è piuttosto ovvia: come si è passati da quell’unico occhio centrale alla configurazione simmetrica che caratterizza la stragrande maggioranza delle specie animali oggi? Il percorso, stando a quanto emerge dallo studio, copre un arco temporale enorme. Parliamo di centinaia di milioni di anni durante i quali la pressione evolutiva ha gradualmente plasmato quel singolo punto fotosensibile, sdoppiandolo e specializzandolo fino a ottenere i due occhi gemelli che oggi diamo per scontati.
È un concetto affascinante, perché ribalta un po’ la prospettiva. Non è che gli animali abbiano “sviluppato” due occhi dal nulla. Piuttosto, è come se la natura avesse preso un progetto originale, l’occhio unico di quell’antenato primitivo, e lo avesse duplicato, adattandolo nel corso delle ere geologiche. Ogni modifica, per quanto minima, ha contribuito a perfezionare il sistema visivo, rendendolo più efficace nel catturare informazioni dall’ambiente circostante.
Un antenato che nessuno si aspettava
La cosa che colpisce di più di questa scoperta è proprio la natura della creatura da cui tutto sarebbe partito. Un organismo simile a un verme, piccolo e apparentemente insignificante, che viveva 600 milioni di anni fa, ben prima che sulla Terra comparissero le forme di vita complesse che popolano i libri di biologia. Eppure, proprio quel minuscolo essere con il suo rudimentale organo sensibile alla luce avrebbe dato il via a uno dei processi evolutivi più straordinari della storia naturale.
Il bello della storia dell’evoluzione dell’occhio è che mette in discussione idee che sembrano ovvie. Chi penserebbe mai che i propri occhi derivino da una struttura singola e centralizzata appartenuta a un organismo così diverso da qualsiasi cosa esista oggi? Eppure è esattamente quello che la ricerca suggerisce. L’evoluzione non procede in linea retta, non segue un piano prestabilito. Funziona per tentativi, adattamenti, duplicazioni fortunate.
