La RomeCup 2026 è alle porte, e con sé porta una serie di prototipi che fanno venire voglia di credere davvero nel futuro della sanità. L’evento, giunto alla 19esima edizione e promosso dalla Fondazione Mondo Digitale, si tiene dal 28 al 30 aprile negli spazi dell’Università La Sapienza di Roma e del Campidoglio. Circa quattromila persone tra studenti, ricercatori, docenti e innovatori si ritroveranno per esplorare le frontiere dell’AI applicata alla cura e alla salute.
Tre giorni fitti di incontri, competizioni di robotica, contest a squadre e prototipi esposti per la prima volta. Il cuore dell’iniziativa è semplice e ambizioso allo stesso tempo. Dare ai giovani un palcoscenico reale per mostrare come immaginano l’evoluzione della società, soprattutto quando si parla di benessere e assistenza sanitaria.
RomeCup 2026: health bot, il contest che mette in gara le scuole di tutta Italia
Tra le attività più attese della RomeCup 2026 c’è il contest Health bot, arrivato alla terza edizione. Studentesse e studenti di una decina di scuole superiori da tutto il territorio nazionale si sfidano presentando prototipi di soluzioni basate sull’AI e pensate per il mondo della salute, sviluppati in classe negli ultimi mesi. La competizione rientra nel progetto di alfabetizzazione tecnologica dei professionisti sanitari chiamato Il Futuro della Cura, lanciato lo scorso febbraio dalla Fondazione insieme a Johnson & Johnson e Microsoft Italia, con il supporto di altri enti pubblici e privati come la Regione Lazio, Inail e Amazon.
I progetti in gara sono quindici in totale. Si passa da un robot umanoide pensato per assistere i fisioterapisti durante le sedute di riabilitazione a una carrozzina dotata di sensori per monitorare le barriere architettoniche, fino a una piattaforma digitale che mette in comunicazione medici, pazienti, caregiver e farmacie. Diverse proposte, poi, si concentrano sul benessere psicologico di giovani e lavoratori, un tema particolarmente sentito dalle nuove generazioni.
Jacopo Murzi, amministratore delegato di Johnson & Johnson Innovative Medicine Italia, ha spiegato che le idee del contest “hanno intercettato delle trasformazioni in atto nel mondo della salute. Modelli di cura più integrati, in cui pazienti, caregiver e professionisti sono connessi”, con “una crescente attenzione al benessere mentale”. Le nuove generazioni, insomma, sanno già immaginare una sanità dove l’AI ha un ruolo di supporto concreto nel processo di cura.
Sulla stessa linea anche Vincenzo Esposito, amministratore delegato di Microsoft Italia, secondo cui l’AI “potenzia il lavoro dei medici” nella raccolta e analisi dei dati, accelerando “le decisioni e migliorare i piani di cura”. La tecnologia aiuta inoltre nell’analisi predittiva, quella “capace di anticipare le malattie prima che si manifestino”, e velocizza la ricerca per identificare più rapidamente le terapie da adottare. Un contributo che potrebbe rendere il sistema sanitario più efficiente, soprattutto in un momento storico in cui, nel settore, “spesso mancano le risorse”.
Due prototipi in anteprima: RoboVision e Pillonix
Tra i quindici progetti del contest Health bot, due in particolare meritano attenzione. Il primo si chiama RoboVision: è un bastone intelligente progettato per aiutare persone non vedenti o ipovedenti a orientarsi e individuare ostacoli durante il cammino. Gianluca Pinto, 18 anni, ha lavorato al prototipo insieme ad altri due studenti dell’Istituto Tecnico Tecnologico “Enrico Fermi” di Francavilla Fontana, in provincia di Brindisi. Il funzionamento si basa su tre elementi: sensori di distanza che rilevano ostacoli frontali e sospesi avvisando con suoni o vibrazioni, una telecamera intelligente capace di riconoscere le strisce pedonali e guidare l’utente tramite assistenza vocale, e un sensore di caduta che, in caso di emergenza, attiva un avviso sonoro ripetuto tre volte per richiamare l’attenzione dei passanti.
Le motivazioni del gruppo sono nate dall’osservazione della realtà quotidiana: “Abbiamo notato che l’ambiente urbano è pieno di ostacoli e pericoli per chi non vede”, ha spiegato Pinto, citando problemi come monopattini parcheggiati ovunque, rami bassi, strisce pedonali prive di segnali acustici e le difficoltà nell’uso dei mezzi pubblici.
Il secondo prototipo è Pillonix, nato dall’Istituto Omnicomprensivo “A. Giordano” di Venafro, in provincia di Isernia. Si tratta di un assistente robotico domiciliare progettato per aiutare anziani e disabili nella gestione dei farmaci. Come ha raccontato Salvatore Nasto, 18 anni, tra gli ideatori, Pillonix serve a evitare che queste persone “dimentichino di prendere le pillole oppure facciano confusione con dosi e orari”. Il macchinario, simile a una sorta di roulette, è controllato da Arduino e utilizza una pompa a vuoto, una valvola a tre vie e un servomotore. La pompa aspira una pillola da uno scompartimento, il servomotore ruota il contenitore fino alla posizione di uscita, e la pillola viene rilasciata nello scomparto accessibile all’utente.
Il dispositivo è dotato di display e si attiva anche tramite comando vocale. Basta dire “medicina” per avviare la rotazione dei contenitori. L’IA, nel caso di Pillonix, è immaginata come un supporto cruciale per lo sviluppo di un macchinario più avanzato, “ad esempio adattando gli orari o monitorando l’uso dei farmaci”.
