Il regista spagnolo Miguel Ángel Lamata ha finalmente realizzato il sogno di girare un film di terrore puro, senza compromessi e senza concessioni alla commedia. La ahorcada, nelle sale spagnole dal 22 aprile 2026, rappresenta per il cineasta di Saragozza una sorta di ritorno a casa, nonostante la carriera lo abbia portato per anni in tutt’altra direzione. «Mi hanno detto che questo significava uscire dalla mia zona di comfort, ma in realtà significava entrarci», ha raccontato Lamata. «Il comfort sta dove puoi permetterti di osare, di fare quello che non hai mai fatto prima».
La passione per il genere horror risale all’infanzia. Uno dei giorni più felici della vita di Lamata fu quando il padre gli regalò dei piccoli pupazzi che raffiguravano Frankenstein, il lupo mannaro, Dracula, un fantasma, una mummia e una strega. Da lì si aprì un mondo fatto di Edgar Allan Poe, Stephen King e dei classici del cinema dell’orrore degli anni ’60, ’70 e ’80. Eppure la vita lo spinse verso la commedia: film con bambini, commedie romantiche, pellicole rock e opere decisamente più leggere, come la saga Los Futbolísimos e Tensión sexual no resuelta. Il suo esordio nel lungometraggio, Una de zombis del 2003, flirtava con il terrore ma restava sostanzialmente una commedia. Quello che Lamata voleva davvero era «un film horror puro e duro, dove non ci fosse neanche una maledetta battuta e dove non si cercasse la risata da nessuna parte». Con La ahorcada, finalmente, ce l’ha fatta.
Una storia di amore non corrisposto raccontata attraverso l’horror
«La ahorcada parla dell’amore non corrisposto», ha spiegato Lamata, «e di come il sentirsi rifiutati da qualcuno di cui ci si è innamorati scateni, insieme all’orgoglio, qualcosa di molto distruttivo. Sia per chi rifiuta, sia per chi viene rifiutato. Si può odiare chi ci respinge e odiare se stessi per essersi innamorati della persona sbagliata». Il regista ha però tenuto a precisare che non voleva una storia divisa nettamente tra buoni e cattivi. A un certo punto del film il punto di vista si ribalta, e si scopre che forse il fantasma, il demonio, voleva semplicemente essere amato. Probabilmente, anche il personaggio di Noriega.
Il cast e le ispirazioni dietro La ahorcada
Sul ruolo di Amaia Salamanca, Lamata non ha avuto dubbi fin dal primo momento. Sapeva che sarebbe stato uno shock per il pubblico, ma sapeva anche che l’attrice avrebbe abbracciato la sfida con coraggio. «Quello che apprezzo di più in un interprete è il suo valore. Amaia è una persona enormemente coraggiosa, sia nella vita personale che in quella professionale». Il personaggio richiede un look bohémien, quasi da underground newyorkese, praticamente senza trucco. Un ruolo che non somiglia a nulla di ciò che Salamanca ha fatto prima.
Quanto alle ispirazioni per La ahorcada, il regista ha citato un ventaglio ampio: da Stephen King e Poe alla stessa Navales, passando per classici come Rosemary’s Baby, L’esorcista, Il presagio, Il sesto senso, Insidious e il lavoro di Mike Flanagan, definito «il totem attuale del cinema e delle serie horror». La scelta di ambientare quasi tutto il film in un’unica location, fedele al romanzo, nasce dalla convinzione che le storie di terrore in spazi quotidiani e claustrofobici rendano ancora più visibile la prigione emotiva dei personaggi.
