Quando un volo viene cancellato, la prima domanda che sorge è sempre la stessa: si ha diritto a un rimborso? E soprattutto, si può ottenere anche un risarcimento? La questione dei voli cancellati per mancanza di carburante è tornata al centro del dibattito dopo le dichiarazioni del commissario europeo ai Trasporti, e la risposta non è così scontata come potrebbe sembrare. Tutto ruota attorno a un concetto giuridico ben preciso previsto dalla normativa europea: quello di “circostanza eccezionale”.
Il punto è questo. Se un volo viene cancellato perché materialmente non c’è jet fuel disponibile, il passeggero ha diritto al rimborso del biglietto aereo. Fin qui, nessuna sorpresa. Quello che cambia, però, è il discorso legato al risarcimento vero e proprio. La mancanza fisica di carburante, infatti, viene classificata come circostanza eccezionale secondo le regole comunitarie. E quando un evento rientra in questa categoria, la compagnia aerea non è tenuta a pagare la compensazione economica aggiuntiva al viaggiatore. È una distinzione sottile ma fondamentale, che fa tutta la differenza tra ricevere solo il rimborso del biglietto oppure ottenere anche una somma extra a titolo di risarcimento.
Prezzo alto del carburante: la situazione cambia radicalmente
C’è però un altro scenario, ed è quello che probabilmente interessa di più a chi viaggia spesso. Se la cancellazione del volo non dipende dalla mancanza materiale di carburante, ma dal suo prezzo elevato, le cose stanno in modo completamente diverso. Il costo alto del jet fuel, secondo quanto chiarito a livello europeo, non si qualifica necessariamente come circostanza eccezionale. Questo significa che in quel caso il passeggero ha pieno diritto non solo al rimborso, ma anche al risarcimento previsto dalla normativa.
A spiegarlo con chiarezza è stato il commissario europeo ai Trasporti Apostolos Tzitzikostas, intervenuto a margine della riunione dei ministri UE che si è tenuta in videoconferenza. Le sue parole non lasciano molto spazio all’interpretazione: finché non ci sono circostanze straordinarie, il passeggero ha il diritto a ottenere compensazioni. E le cancellazioni di voli dovute ad alti prezzi dei carburanti, ha specificato Tzitzikostas, non rientrano automaticamente tra le circostanze straordinarie.
Rimborso e risarcimento: la differenza che conta per i passeggeri
Vale la pena sottolineare ancora una volta la differenza pratica tra le due situazioni, perché spesso si tende a confondere rimborso e risarcimento. Il rimborso riguarda la restituzione del costo del biglietto aereo e spetta sempre, indipendentemente dalla causa della cancellazione. Il risarcimento, invece, è una compensazione economica ulteriore che la compagnia deve corrispondere al passeggero, ma solo quando la cancellazione non è riconducibile a una circostanza eccezionale.
Nel caso dei voli cancellati per mancanza fisica di carburante, quindi, il rimborso è garantito ma il risarcimento no. Al contrario, se la compagnia decide di cancellare un volo perché il prezzo del jet fuel è troppo alto, questa scelta ricade nella sfera di responsabilità della compagnia stessa, e il viaggiatore può pretendere la compensazione piena prevista dalla normativa europea. La posizione espressa dal commissario Tzitzikostas durante la riunione ministeriale conferma questa lettura e offre un riferimento chiaro per chi si dovesse trovare in una di queste situazioni.
