Il primo robot della storia del cinema non era un androide minaccioso né una creatura fantascientifica. Era, a quanto pare, il protagonista di una comica slapstick in cui un mago se la vedeva brutta con la sua stessa creazione. Il film perduto, girato 129 anni fa, è stato ritrovato all’interno di un vecchio baule di legno, e la scoperta sta facendo il giro del mondo tra gli appassionati di storia del cinema e di robotica.
La pellicola, un cortometraggio comico, mostra un mago alle prese con un essere meccanico ribelle, una creatura che sfugge al controllo del suo creatore. È una scena che oggi potrebbe sembrare banale, quasi ingenua, eppure rappresenta qualcosa di enorme: la prima apparizione in assoluto di un robot su pellicola. Parliamo di un’epoca in cui il cinema stesso era ancora una novità assoluta, una tecnologia che lasciava il pubblico a bocca aperta. E già allora, qualcuno pensava di mettere in scena l’idea di una macchina con una volontà propria.
Il ritrovamento nel baule e il significato storico della pellicola
Il film perduto da 129 anni era rimasto nascosto, dimenticato, chiuso dentro un baule di legno che nessuno aveva aperto chissà per quanto tempo. Il ritrovamento ha permesso di riportare alla luce un pezzo di storia che si credeva scomparso per sempre. Non si tratta solo di una curiosità per collezionisti o archivisti: questa pellicola riscrive, o quantomeno arricchisce, la cronologia della rappresentazione dei robot nella cultura popolare.
Prima di Metropolis, prima di qualsiasi fantascienza cinematografica che conosciamo, c’era già questo piccolo cortometraggio comico. Un mago che costruisce qualcosa e poi perde il controllo della situazione. Il tono è quello della slapstick, della commedia fisica, con il creatore che lotta contro la sua creazione indisciplinata. Fa quasi sorridere pensare che il primo robot del cinema non fosse un cattivo terrificante ma un personaggio da gag.
Il primo robot sullo schermo: molto prima di quello che tutti pensavano
Quello che rende questa scoperta davvero notevole è la data. 129 anni significano che il film risale alla fine dell’Ottocento, agli albori stessi della storia del cinema. All’epoca le proiezioni duravano pochi minuti, le trame erano semplicissime, e quel poco che veniva girato aveva un valore documentario e sperimentale enorme. Inserire un robot in quel contesto, anche se con intento puramente comico, dimostra che il fascino e la paura per le macchine autonome accompagnano l’umanità da molto più tempo di quanto si tenda a pensare.
Il cortometraggio ritrovato nel baule di legno offre uno sguardo prezioso su come, già alla fine del diciannovesimo secolo, l’immaginario collettivo giocasse con l’idea di creature artificiali capaci di ribellarsi. Il mago del film, in fondo, è un antenato di tutti gli scienziati pazzi del cinema successivo, da Frankenstein in poi. Solo che qui la storia viene raccontata con il linguaggio della comicità fisica, tra inseguimenti e scenette grottesche. La pellicola, per la sua età e le condizioni di conservazione, rappresenta un reperto di valore inestimabile per gli archivi cinematografici. Il fatto che sia sopravvissuta così a lungo dentro un semplice baule di legno, senza alcuna protezione particolare, aggiunge un ulteriore elemento di stupore a tutta la vicenda. Il primo robot mai apparso su uno schermo cinematografico ha aspettato più di un secolo prima di tornare finalmente alla luce.
